I Capelli Struggenti di Krauspenhaar

di Antonia Rizzo

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Capelli struggenti è un libro di poesia scritto da Franz Krauspenhaar  e pubblicato da Marco Saya nel 2016.  Scrittore milanese, Krauspenhaar è di origine tedesca per parte di padre, la madre è invece calabrese. Ha pubblicato ad oggi nove romanzi, un saggio narrativo, cinque libri di poesie e ha collaborato alla stesura di raccolte poetiche e narrative.

Il mio approccio con il testo poetico è passionale, struggente come l’aggettivo del titolo. Leggo una decina di pagine avidamente, per non soffermarmi sul sapore teneramente cinico del contenuto, a dispetto di quanto prescrive la buona prassi della lettura critica e formale.

La Poesia non è archeologia letteraria da scavare con minuzia poiché il rumore sordo della parola scagliata in solitudine deve necessariamente provocare l’afasia, lo stupor catatonico. Mi ritrovo in certi labirinti:

“ la mia incuria è depressione, è come l’imprigionamento in celle in cui vedi tutti, ma niente puoi cambiare”

capelli struggentiÈ quanto si prova quando l’indagine porta alla luce la stessa radice comune, la stessa oscura faccenda contemplata nella vita di un altro. In fondo è quello che De Saussure e gli strutturalisti hanno cercato di fare: cercare, decomporre, trovare i rapporti, così nella poetica di Kaspenauer si scandiscono le membra del corpo-tempo ed è possibile riconoscere il gene “imperfetto” dell’artista contemporaneo.

“Mi oppongo vostro onore questo muro di mattoni/e di calce. Vivo qui dentro con un senso di pace/ agguerrita, come un liscio guanto di ferro”

Riprendendo il percorso infernale della lettura tra l’universo dei simboli, nel tragitto dell’anima bianca verso l’isola dei morti si fa vivo il pudore, curioso elemento, poiché l’epilogo di ogni storia è lontano dal manierismo egocentrico che si espone nella nudità degli attributi, nella volgarità dei gesti quotidiani tesi alla sopravvivenza. Sono fatti di carne i poeti ma maledicono i propri umori, i secreti della rabbia con la quale leggono le contraddizioni del mondo.

Non accomodatevi ai banchetti di parole, ne rimarrete delusi, la soddisfazione sta nello stadio intermedio tra il digiuno e l’abbondanza, in continua tensione tra morale e piacere.

“Tutta questa carne allegra/in una testa così triste/mi fa pena, mi fa specie umana”

E nel gran finale si intrecciano le confessioni dal corpo, con la complicità di uomini noti degli ultimi secoli. Corde che producono la vita, capelli sfibrati dopo l’amplesso o anima meccanica dello strumento tornano alla gestazione primaria che li restituisce scarto organico, o frammenti di vita vissuta in uno straordinario bondage.

Nel mare aperto della poesia ci sono testi che fanno la differenza e Capelli struggenti ne fa parte a pieno titolo.

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