L’arte di sopravvivere. Soffocare

di Quinto De Angelis

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Vi siete mai sentiti in uno stato emotivo tale da ripensare a scelte compiute nella propria vita? Quando una sorta di tristezza ti assale e ripensi se hai fatto bene a lasciare quella ragazza solo perché era logorroica e gelosa? Oppure se dovevi continuare gli studi e magari non fermarti alla ragioneria ma puntare ad una laurea per far felici i tuoi genitori?

Spesso questi pensieri fanno la loro apparizione nella nostra mente dopo la masturbazione in quello che la scienza chiama “depressione post coitum”. Non voglio soffermarmi sui procedimenti mentali delle persone durante la loro sessualità ma voglio solo comparare il sentimento che si prova dopo l’orgasmo al libro di cui voglio parlarvi. Soffocare di Chuck Palahniuk è esattamente come la “depressione post coitum” perché quando sei attivo, stai leggendo il libro, ti diverti e magari patteggi per il protagonista poi smetti di soffermarti sul testo che hai sotto gli occhi e pensi come avresti reagito te in quella situazione e se in fin dei conti questo libro non abbia ragione a dire che tutte le nostre vite sono sempre in un equilibrio precario in cerca d’affetto.  Abbiamo scelto questo paragone sessuale perché vorremo scrivere come l’autore del romanzo; attraverso uno stile spicciolo, triviale e a tratti rozzo, spingerci oltre il moralismo e ai canoni imposti della società e parlare come avremmo sempre voluto fare, senza peli sulla lingua, affrontando agli altri come meritano.

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Il libro, seguendo tradizioni post-moderne fatte di continui rimandi, ci ripresenta sempre delle parole o frasi che ricorrono per tutto il romanzo. Prendiamo questa caratteristica del autore come assist per riutilizzare una parola che ho già presentato in maniera frettolosa: l’affetto. I protagonisti del romanzo lottano perennemente nella ricerca del valore di questo sentimento. Loro sono dipendenti dal sesso e per ricevere anche solo per qualche secondo un emozione che possa sostituire la loro carenza emotiva sono disposti a raggiungere l’orgasmo a tutti costi. Le malefatte del protagonista, il quale finge di soffocare per farsi “salvare” da qualcuno che da li in avanti pagherà i suoi vizi, diventano tentativi per istaurare un rapporto anche solo epistolare con delle persone che a loro volta, queste, cercheranno solo di diventare importanti per qualcuno, dei genitori temporanei pronti ad esaudire le richieste di quell’individuo che hanno salvato. Le richieste di colui che solo per un istante  li ha resi un eroe.

L’affetto diviene il filo conduttore che lega l’intera opera attraverso  la creazione di legami umani in maniera forzata, il libro diventa indagine del comportamento umano attraverso atti che di buono non hanno nulla. Guadagnare soldi facendo finta di soffocare per creare un nutrito giro di benefattori è un atto deplorevole ma questi individui non sanno della truffa che stanno subendo e nelle loro donazioni mettono un affetto verso qualcuno che non avevano mai provato prima. Dall’altra parte il protagonista della vicenda, Victor, cerca di creare del male tra le persone per cercare di convincere se stesso della propria forza d’animo ma ogni soldo che guadagna è in realtà destinato alla madre che sta per morire. Un atto disumano per un atto gentile semplice frase che racchiude la difficoltà nel dire cosa può essere considerato un atto magnanimo e cosa può essere definito un comportamento villano.

Quello che guardiamo è un quadro complesso basato su un arco narrativo lungo. Le vicende si svolgono attraverso brevi capitoli che ci raccontano aneddoti significativi della vita del protagonista. Il “soffocare” del titolo non è solo la pratica malsana che il protagonista realizza per guadagnare denaro ma è la condizione a cui sono afflitti i personaggi del romanzo che devono continuamente lottare contro i pregiudizi della società. Essi sono soffocati, appunto, dagli sguardi che li costringono a muoversi secondo i canoni di una società che li estranea perché considerati fuori dagli schemi. Parlare dell’interiorità del romanzo è anche superfluo perché Palahniuk nella sua opera mescola la tragedia all’ilarità raccontandoci uno scenario umano degradante e degradato dell’America. Le tematiche vengono solo accennate e preferite ad argomenti futili, esattamente come  avviene nella vita reale in cui poche volte affrontiamo discorsi seri per concentrarsi sulla ricerca di un divertimento perenne. Gli elementi drammatici sono i punti su cui si dirama la vicenda e su cui l’autore ci stringe l’occhio a riflettere ma sono in minoranza rispetto al contorno narrativo sul quale si divincolano i personaggi.

L’autore nella sua trattazione si intrattiene su altre due tematiche: il Tempo e la Religione. Esse sono volutamente segnate con  la lettera maiuscola perché nonostante vengano ignorate sia da Chuck Palahniuk che dal protagonista della vicenda, tutti e due sono convinti nichilisti ed atei, essi non possono fare a meno di confrontarsi sulla decisione di abbandonare l’idea divina nell’ esistenza spirituale di una presenza perfettamente buona e di un tempo giusto su cui avvengono le cose, di una meritocrazia di fondo. La situazione problematica è risolvibile attraverso i punti di vista dei personaggi che come in uno brainstorming d’idee di una seduta per dipendenti sessuali. Ognuno di oro ci presenterà, nel corso delle circa trecento pagine, le loro idee morali. In ogni caso sembra venir fuori una visione vaga della vita basata sull’atteggiamento con cui si intraprendono determinate decisioni. Decisioni che ci colpiscono fin da quando siamo piccoli, perché il nostro libero arbitrio viene messo alla prova fin da subito: scegliamo di essere come ci dicono di fare o facciamo di testa nostra per provare a vivere più sereni grazie alla nostra ribellione? Le trasgressioni infantili sono piccole rivoluzioni. Come quelle che la madre del protagonista ha fatto per tutta la sua esistenza mettendo in discussione sanità mentale e affetti personali. Stravolgere, andare contro tutti e tutti non significa sempre cambiare ma spesso è semplicemente distruggere quello che ci sta intorno.

Cosa ci vuole dire Palahniuk con questa opera? Forse di creare il nostro mondo ricostruendo il  nostro caos interiore facendosi portatore di un idea moderna di “carpe diem” o forse questo libro è solo un esercizio di stile fatto dall’autore per scrivere di quello che più gli piace: l’essere umano.

Secondo noi è semplicemente un grande scherzo per prenderci in giro, ancora una volta, come ha già fatto in Fight Club

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