A steady rain, piove sempre sul bagnato

di Federico Spinelli

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Come tutti i campi anche il teatro ha bisogno di ricerca, innovazione, alla scoperta del repertorio autoriale teatrale, di trovare cioè nuovi metodi di comunicazione per accattivare un pubblico sempre più abituato a pagare il biglietto solo nel caso di uno spettacolo di grande successo. Troviamo la potenzialità del testo e il coinvolgimento del pubblico alla base del progetto del teatro Eliseo off che ha in programmazione dal 17 Novembre al 11 Dicembre lo spettacolo A steady rain con Davide Paganini, Joey e Matteo Taranto, Danny.

La penna è quella dello scrittore statunitense Keith Huff uno degli autori della fiction House of Cards. Il genere è noir-drammatico. Un aspetto degno di nota è rilegato alla performance dei due attori i quali, per interpretare i rispettivi ruoli, si sono avvalsi delle tecniche narrative dello storytelling. Alla base di questa tecnica, per raccontare una storia, bisogna lavorare prima sulle immagini, chiamate quadri,così da darle una struttura precisa. In questa circostanza sono stati usati due tipi di narrazione differenti, il primo rivolge il monologo al pubblico in modo diretto come se lo si stesse raccontando ad una persona realmente presente in quel momento, rompendo così la quarta parete; nell’altra invece sono presenti solo i due attori che sembrano rivivere quella determinata situazione. Si viene dunque a creare così un ping-pong tra i due metodi narrativi che coinvolge lo spettatore come a volerlo portare dalla sua parte.

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Joey e Denny hanno sempre lottato l’uno affianco all’altro, coprendosi le spalle in ogni circostanza. Un legame fraterno. Provano a sbarcare il lunario concorrendo come detective della polizia ottenendo però scarsi risultati. Entrambi problematici a loro modo: Joey con problemi d’alcolismo, Denny di dubbia morale e intollerante verso le minoranze etniche. Danny, a causa della sua promiscuità, coinvolge l’amico di sempre in una situazione che mette a dura prova il loro legame. A fare da sfondo alla storia è la periferia di Chicago, dove si mescolano criminalità e prostituzione. I due protagonisti cercano in tutti i modi di uscire da una situazione indenni, ma stavolta la vicenda è troppo grande perché possa essere risolta senza che nessuno dei due comprometta la carriera.

Il dialogo si fa sempre più coinvolgente, ritmico, seguendo un climax che intriga battuta dopo battuta il pubblico. Si cerca di dare un‘attendibilità ai fatti accaduti, ma nelle storie non c’è sempre un colpevole, una persona alla quale attribuire tutte le colpe, a volte la mancata attenzione per i dettagli o una limitata prontezza nel saper leggere e percepire una particolare situazione può portare ad una escalation di eventi compromettenti. L’unico modo per uscirne è attribuire un colpevole. A nessuno importa la verità degli eventi, basta che qualcuno paghi.

A steady rain è stato tradotto pioggia dentro, come a voler indicare una situazione di difficoltà e di disagio che dovranno affrontare i due personaggi principali. La pioggia insistente, penetrante, che accompagna tutta la durata dello spettacolo, dà tregua solo quando il climax raggiunge l’apice. Le luci si adeguano allo stile narrativo dello storytelling, valorizzando nel momento del racconto il personaggio che parla. Anche le proiezioni contribuiscono ad immedesimarsi nei quartieri suburbani. Uno spettacolo che parlando in modo così colloquiale affronta tematiche universali.

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