L’eterna lotta con se stessi, Frankenstein di Mary Shelley

di Cristina Peretti

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“Io mi affannai a pensare a una storia […] una storia che parlasse alle misteriose paure che abbiamo in noi, e risvegliasse un orrore da brivido; una storia che obbligasse il lettore a guardarsi intorno spaventato, che gelasse il sangue e accelerasse i battuti del cuore. […]

Posai la testa sul cuscino ma non dormii, né si può dire che pensassi. L’immaginazione spontaneamente, si impossessò di me e mi guidò, conferendo alle visioni che si formavano nella mia mente una chiarezza che andava ben oltre i limiti usuali del sogno. Vidi, con gli occhi chiusi ma grazie a un’acuta vista interiore, il pallido studioso di arti scellerate inginocchiato accanto alla cosa che aveva creato. […] Spalancai i miei occhi, in preda al terrore. La visione si era impossessata di me a tal punto che fui percossa da un brivido di paura e cercai di sostituire l’immagine spaventosa della mia fantasia con gli oggetti reali che mi circondavano” (Mary Shelley, 1816)

All’età di diciannove anni, ispirata dalle conversazioni tra Percy Shelley, suo marito, e Lord Byron riguardo la natura del principio della vita e sulla possibilità di donare quello che i greci indicavano con il termine πνεύμα, il soffio vitale, a corpi inanimati,  Mary Shelley, trasportata da una forza onirica, come lei stessa afferma nel suo diario, crea uno dei capolavori della letteratura inglese ottocentesca: “Frankenstein” o il “Moderno Prometeo” i cui personaggi sono diventati figure simbolo del romanzo gotico e con il quale, offre una sorprendente e drammatica analisi dei sentimenti più oscuri che dimorano nelle regioni profonde dell’animo umano.

FrankensteinaudiolibroNelle gelide lande che si trovano ai confini del mondo, all’estremintà del globo, tra ghiacchio, bufere e nebbia, il dottor Victor Frankestein, alla ricerca della creatura da lui creata, incontra il giovane capitano Robert Walton, il cui sogno era quello di circumnavigare la terra per giungere al Polo e che ora sfortunatamente, si trova bloccato insieme al suo equipaggio fra i blocchi di ghiaccio. Victor inizia a raccontare la sua storia: narra della spensierata infanzia in Svizzera con la sua famiglia, composta dai genitori Alphonse e Caroline Beaufort Frankenstein, la sorella Elizabeth Lavenza (adottata dai Frankenstein) e i fratelli minori Ernest e William e la nascita della sua passione per la filosofia naturale, per Paracelso, Cornelio Agrippa e Alberto magno.

Dopo la morte della madre, in Frankestein inizia a nascere l’idea della creazione di un essere perfetto, e dopo aver conseguito la laurea all’università di Ingolstadt, in Germania, ormai le sue conoscenze sono consolidate per realizzare il suo progetto: scopre il principio vitale, del quale non ci svela la natura, rianima un cadavere e da vita alla creatura che diventerà il suo demone, il suo incubo, dal quale non riuscirà mai a liberarsi e che altro non è che il suo doppio, la sua parte irrazionale che prende vita e che a poco a poco invade la sua psiche e lo distrugge sia psicologicamente che fisicamente:

“L’essere che avevo spinto tra gli uomini, mi appariva ora quasi come il mio vampiro personale, lo spirito liberato dalla tomba per me e obbligato a distruggere tutto quanto avevo di più caro”.

(Mary Shelley, Frankenstein, Oscar Mondadori, 2014)

Spaventato da ciò che ha creato, fugge dal suo laboratorio, lasciando da sola la creatura. Gli avvenimenti che si susseguono dopo questo abbandono sono, a mio parere, tra le scene più, tragiche e intense che il romanzo inglese ha offerto al mondo della letteratura e che rendono “Frankenstein” un capolavoro immortale: il duello che si apre tra i due protagonisti, tra scontri e vendette, in realtà è la lotta che ogni uomo ha con se stesso, e la forza che guida tale duello altro non è che il senso di solitudine che affligge l’animo dei due personaggi e che li porterà a inseguirsi fino ai confini del mondo, senza un reale vincitore:

“Giuro sulla santa terra che mi vede inginocchiato, sulle ombre che mi vagano accanto, sull’eterno e profondo dolore che provo: e giuro su di te, Notte, e sugli spiriti che ti presiedono, di inseguire il demone, finchè uno di noi due non cadrà in un duello mortale. Per questo mi manterrò in vita.”

(Mary Shelley, Frankenstein, Oscar Mondadori, 2014)

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