The Neon Demon: Nicolas Winding Refn ci racconta la bellezza

di Valerio Di Giovannantonio

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The Neon Demon riassume il percorso cinematografico di Nicolas Winding Refn basato su uno storytelling visivo e il suo dualismo. Un dualismo che emerge su più fronti e che ha portato il regista a confrontarsi tanto con il grande pubblico, quanto con quello più ricercato.

La provocazione del nuovo film di Refn richiede la combinazione di questi due elementi in una sconsacrata unione per lasciare emergere l’ironia dell’Arte, quella con la A maiuscola, quella di cui tutti parlano e che nessuno ha il coraggio o la volontà di smascherare puntando il dito verso l’inevitabile ipocrisia, ma soprattutto verso il precario equilibrio su cui si poggia ciò che viene definito bello.

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The Neon Demon gioca sui generi proponendo un’interessante miscuglio tra teen-movie e horror dove la consapevolezza dell’importanza estetica avvolge ogni tentativo di narrazione lineare in un sogno-incubo da cui sembra impossibile risvegliarsi. Lo scenario del mondo della moda gioca un ruolo fondamentale creando il set necessario per collegare il bisogno di apparire con il dramma adolescenziale nel più disturbante coming of age immaginabile. Il frame, sempre curato, ricco di lustrini e colori splendenti è in contrasto con gli occhi glaciali e morti delle modelle, proprio loro che possiedono la tanto ricercata bellezza e che di fatto sono l’oggetto del nostro sguardo. Esse si animano di vita solo nell’attrazione verso la vergine protagonista e il suo sublime potenziale
bramato da ognuna di loro, ma raggiunto da nessuna.

Quello che a Refn manca in questa composizione è la responsabilità del gesto, costringendoci così in una messa in scena carica dell’estetica più voluminosa, ricca e in definitiva magistralmente patetica. Si potrebbe dunque leggere come l’inchino di un regista precocemente etichettato come maturo da critica e pubblico, l’urlo di un ragazzo che vuole creare immagini e che ha guardato disperato una volta di troppo The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hooper – in quel caso, infatti, laddove tutti parlano di maschere, sangue e motoseghe sfugge la magnifica consistenza delle immagini vuote, quelle che si caricano di poesia nonostante tutto. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Suspiria di Dario Argento che The Neon Demon sembra a tratti ricordare. Refn alla sua età e a questo punto della sua carriera avrebbe potuto abusare dello stesso vantaggio commerciale sfruttato da Hooper e Argento, eppure l’autore di Valhalla Rising e Solo Dio Perdona sembra disinteressarsi sempre di più di quelle persone chiuse in sala che chiamiamo spettatori.

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Loro sono i muti ascoltatori, osservatori passivi e adorabili ignari (non è passata inosservata l’espressione sdegnata di Keanu Reeves) verso i quali si rivolge questa accattivante e maldestra vetrina. The Neon Demon non è Drive e non accontenta alcuna aspettativa. E’ qualcosa di diverso, qualcosa di orrido e putrido, tanto accattivante quando diluito. E’ un film che risulta appiccicoso alla vista come il sangue finto incollato sulla pelle della giovane e bravissima Elle Fanning. E’ cannibalismo, è necrofilia ed è indirizzato particolarmente a chi ancora sta cercando una risposta precisa alla domanda: “cosa è l’arte?”.

Con un’intervista ai tempi di Bronson, Refn si definì un gran dislessico, disse di aver imparato a leggere solo verso i nove anni e di essere cresciuto dando un'importanza vitale alle immagini. Non stupisce quindi ne la sua impronta autoriale ne il tema centrale di The Neon Demon che è, una volta per tutte, l’immagine. La bellezza naturale, pura e verginale lanciata contro la bellezza costruita, paradossale, ambigua. La ricerca del bello (o per meglio dire la comprensione della ricerca del bello) in The Neon Demon culmina inevitabilmente nella violenza più inutile – e stiamo ancora parlando d’arte- in uno squarcio della percezione che va contro tutto, contro ogni cosa e quindi anche contro il Cinema, contro il pubblico, contro la critica, contro il buon senso. L’immagina viene fagocitata da sé stessa, si violenta autodistruggendosi compiaciuta per poi riprodursi di nuovo. Il demone è “uno spirito interposto fra il mondo del divino e quello dell’esperienza sensibile, partecipe e dispensatore di facoltà soprannaturali o ispiratore di passioni imperiture”.

Questo è The Neon Demon, questo è Nicolas Winding Refn nella sua più meravigliosa e sincera fragilità.

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