L’indifferenza che logora l’anima – Loveless

di Laura Caporusso

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Cosa potrebbe esserci di più crudele al mondo dell’indifferenza verso chi ti sta intorno? L’odiare profondamente una persona può portare alla cecità verso i propri cari, verso il loro dolore silenzioso e rendendoci perfettamente impassibili e privi di emozioni: Loveless racchiude perfettamente tutto questo in 126 minuti di girato.
Zhenya e Boris sono talmente tanto presi dalla loro causa di divorzio da non rendersi conto che il loro bambino stia soffrendo. I genitori sono così inglobati dalla loro vita all’infuori del matrimonio da non accorgersi che Alyosha, a soli dodici anni, sta vivendo un dolore atroce. Loro, quel bambino, non lo volevano; loro, quella vita, non la volevano; Zhenya non sente nessun attaccamento materno nei confronti del figlio; Boris lo vede come un estraneo.

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Il film di Andrey Zvyagintsen è crudele, spietato, così carico di odio e rancore da provocare la nausea, il disgusto. Come può una madre trascorrere il suo tempo attaccata al cellulare e non accorgersi delle richieste di aiuto di suo figlio? Come può un padre non sentire il bisogno di stare accanto a un figlio adolescente che non ha amici? Ciò che più impressiona di tutto il film è proprio la freddezza: negli sguardi, nei gesti, nelle parole che si rivolgono i vari personaggi.

I genitori di Alyosha hanno intrapreso delle relazioni extraconiugali, e sono entrambi intenzionati a portarle avanti. E cosa ne sarà del bambino, trasformato in ospite indesiderato di cui nessuno vuole occuparsi? Il giovane ragazzo vede, nella fuga, l’unica via d’uscita da una casa che ormai non è più sua, da una famiglia alla quale non sente più di appartenere. E lo sguardo del dodicenne rimanda tutta la tristezza che si possa provare in questi momenti. E l’unico momento di umanità di Zhenya e Boris è proprio nel momento in cui si accorgono che il loro giovane figlio è scomparso, anche se non evitano di insultarsi continuamente e addossarsi la colpa per la scomparsa del bambino.

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La fotografia e le scenografie utilizzate aiutano lo spettatore a calarsi ancora di più nei panni dei protagonisti: la neve che cade silenziosa rimanda il senso di freddezza; la luce che va e che viene rende l’idea di spaesamento e confusione. E’ un vero e proprio pugno allo stomaco, che porta lo spettatore a domandarsi: “E’ davvero possibile vivere senza amore?”

Loveless fa riflettere, fa ragionare, ti fa entrare in un’ottica di idee dove permane l’assenza di affetto e di amore. Nemmeno le scene di sesso riescono a trasmettere un minimo di sentimento; quei “ti amo” detti qua e là non rimandano l’affetto che si dovrebbe provare; le carezze tra gli amanti sembrano fatte quasi “controvoglia”.

E allora no: non si può vivere senza amore. O almeno, non sarebbe Vita.

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