Gramigna, l’opportunità di scegliere. Conferenza Stampa

di Beatrice Andreani

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Il film Gramigna – Volevo una vita normale sarà distribuito in tutta Italia da Klanmovie il prossimo 23 novembre. Il progetto è sostenuto dall’Unicef Italia che inserirà questo film nel proprio catalogo 2016/2017 indirizzato a 22.000 scuole.

Il regista, Sebastiano Rizzo, parla di come è venuto a conoscenza della storia di Luigi Di Cicco: “Ho conosciuto Luigi durante la sponsorizzazione del suo libro, sostenuto dal CSM. Ho pensato subito a quanto potenziale avesse questa storia e me ne sono innamorato sin dal primo momento. Tutto quello che vedete nel film è vero, anzi abbiamo dovuto tagliare diverse scene, soprattutto durante la prima stesura: non c’è nulla di romanzato.”

Valentina Sereni, portavoce UNICEF per l’occasione della presentazione del film, commenta così: “Abbiamo particolarmente a cuore questo progetto. Il film racconta la storia di un ragazzo che vive in un contesto che gli nega il diritto di ogni essere umano, l’infanzia. Ed è questo che noi facciamo quando parliamo di storie di bambini: cercare di restituire loro la dignità perduta. Sappiamo tutti quanto sia difficile riportare la realtà di queste dinamiche su uno schermo. La difficoltà tecnica penso sia stata focalizzare il messaggio sul ragazzino, intento a trovare il modo di uscire da questo mondo. Il mercato cinematografico deve valorizzare storie come quella di Luigi. E’ per questo che stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione in diverse scuole d’Italia. Gramigna verrà proiettato nelle strutture d’istruzione a partire dal 27 novembre e,” ci tiene a precisare, “non avrà una data ultima di scadenza.”

Il primo incontro è avvenuto ad Ancona con 250 ragazzi che ascoltavano in silenzio, prestando attenzione alla verità che i media spesso non sono propensi a raccontare. Il progetto UNICEF prevede una raccolta fondi di un euro per ogni biglietto venduto, il cui ricavato andrà devoluto all’associazione.

Michele Cocuzza, che ha curato e scritto insieme a Luigi il libro a cui il film si ispira (Gramigna –Vita di un ragazzo in fuga dalla camorra), parla della loro collaborazione:“Conosco Luigi da molti anni. Sono fermamente convinto che tutto ciò che è sottratto alla malavita fa bene a noi, alla comunità, al Paese. Per questo mi sento di dover ringraziare il regista che ha saputo raccontare una storia bella e positiva in modo attraente. Il cambiamento avviene sempre e solo sulla base di una scelta personale. E Luigi ha avuto il coraggio di dare una svolta alla sua vita.”

Il messaggio che deve arrivare al pubblico, quindi, è che esiste sempre un’altra possibilità, come ripete Luigi Di Cicco: “Ho vissuto per tutta la vita la relazione con mio padre in carcere, e lo stesso matrimonio dei miei genitori si è svolto lì. Solo il pensiero di far passare mia figlia in una situazione simile mi fa rabbia, non sarebbe corretto nei suoi confronti. Sono sempre stato una persona sana, non mi sono mai compromesso fino in fondo con il mondo di mio padre, anche se ne ero circondato. Per questo credo che l’adolescenza e l’infanzia siano momenti fondamentali per la crescita di una persona libera. E’ necessario partire dai giovani per poter cambiare le cose. Dall’erba cattiva può nascere qualcosa di positivo, è questo il significato di ‘Gramigna’.”

Nel ruolo di Luigi c’è Gianluca Di Gennaro, attore napoletano già noto per film come Certi bambini (2004), L’oro di Scampia (2014), Lo chiamavano Jeeg Robot (2015).

Racconta quanto sia stato importante per lui calarsi in questo ruolo: “Ho un forte senso di responsabilità verso il personaggio. Non avevo conosciuto bene Luigi prima di iniziare le riprese, quindi non avevo quel senso di paragone che avrebbe potuto condizionarmi. Sono stato immerso sin dall’inizio nell’ambiente raccontato, sin dalle prime scene che inquadrano la realtà del carcere. Da napoletano mi sono sentito maggiormente coinvolto. Non mi sento pessimista nei confronti della situazione che è a Napoli e nel sud Italia in generale. Ma ricordo sempre un paragone che sentii tempo fa durante uno spettacolo: Napoli è come una stanza … se mettessimo dei bambini nella stanza, chiudendo la porta, e tornassimo dopo qualche settimana, noteremo come inevitabilmente il più prepotente tra loro abbia preso le redini e comandi. Se invece aprissimo quella porta le cose potrebbero cambiare”.

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