Gramigna, essere erba buona

di Beatrice Andreani

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Il 23 Novembre, esce nelle sale il film Gramigna – volevo una vita normale, di Sebastiano Rizzo. Un tema, quello della mafia, difficile da narrare senza cadere nei soliti stereotipi, con il rischio di ripetersi e portare su schermo storie già viste. Sebastiano Rizzo e Camilla Cuparo, sceneggiatrice del film, riescono invece nella sfida.

L’intera vicenda è raccontata dalla prospettiva di un ragazzo che, divenuto uomo, trova il coraggio di cambiare la propria storia e di prendere le distanze da un passato che non gli appartiene più.

Tratto da una storia vera, il film ripercorre tramite l’uso di diversi flashback, la vicenda esistenziale di Luigi Di Cicco (ruolo interpretato da Gianluca di Gennaro), figlio di uno dei più potenti boss del territorio campano, Diego (nel film interpretato da Biagio Izzo), che tutt’oggi sta scontando la pena dell’ergastolo. Tra gli altri interpreti, attori di spicco del panorama italiano, come Enrico Lo Verso, Ernesto Mahieux,  Teresa Saponangelo e molti altri.

Il film apre con un taglio fotografico intenso e sintetico. L’utilizzo del linguaggio stilistico del bianco e nero serve a introdurre un breve excursus sulla storia di Diego Di Cicco, che, dopo aver preso il suo posto nel mondo malavitoso, finisce in carcere ancora molto giovane, mantenendo anche da lì la sua posizione.

La storia dei padri si direbbe fondamentale per capire quella dei figli. Le radici che portiamo con noi però non hanno l’ultima parola, sta a noi decidere come affrontare ciò che viviamo e quale risvolto dare al nostro presente.

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Luigi infatti ha davanti a sé due possibilità: entrare a far parte del mondo della camorra come suo padre o prenderne le distanze. La madre Anna (interpretata da Teresa Saponangelo) durante tutta la sua vita, cerca di sopravvive in quell’ambiente, lottando in silenzio affinché suo figlio possa avere un futuro diverso da quello della sua famiglia.

“Ho imparato la geografia andando di carcere in carcere, per far visita a mio padre, durante tutta la mia infanzia” racconta Luigi, e particolarmente significativa in questo senso è la scena che vede svolgersi il matrimonio dei suoi genitori proprio all’interno di un carcere di massima sicurezza.

Il regista narra poi le difficoltà del protagonista, a partire dalla sua infanzia, fino all’età matura, passando per i primi lavoretti e la soddisfazione di guadagnare “soldi puliti”. La scena finale richiama quella iniziale: il figlio e il padre nelle rispettive epoche, nello medesimo ambiente, ma con due scelte del tutto differenti.

La Klanmovie Production persegue con questo film l’obiettivo di dar spazio a prodotti dai forti messaggi educativi, promuovendo una cultura della legalità sempre più necessaria.

Assuefatti dall’immagine del “cattivo” attraente e di successo, ci si dimentica spesso che i personaggi da cui trarre ispirazione, gli “eroi”, sono ben altri.

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