Innocue visioni: La casa di famiglia

di Laura Pozzi

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Quattro fratelli, un padre in coma da cinque anni e una casa di campagna come pegno da pagare per salvare il più svitato dei quattro. Su questa esile trama, fa il suo esordio alla regia Augusto Fornari attore cinematografico e teatrale che avvalendosi di un cast particolarmente efficace tenta di dare nuova linfa alla commedia nostrana.

Il risultato come spesso accade in questi casi lascia perplessi  e l’indice di gradimento non può che essere direttamente proporzionale alle proprie aspettative. Se cercate un’innocua commediola che strappi qualche debole risata questo è il film che fa per voi, se al contrario, non vi accontentate di qualche gag riuscita in mezzo a un mare di stereotipi potete restarvene comodamente a casa.

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La pellicola di Fornari, rispecchia purtroppo un sottogenere ormai collaudato nella nostra cinematografia, che garantisce discreto successo, ma poca sostanza. La commedia degli equivoci, rappresenta da sempre un prodotto dal sicuro e facile impatto, ma è pur vero che in mancanza di una sceneggiatura adeguata, si riduce essenzialmente ad un leggero passatempo di un paio d’ore.

Ed è quello che accade con  Alex (Lino Guanciale), i gemelli Oreste (Stefano Fresi) e Giacinto (Libero De Rienzo) e Fanny (Matilde Gioli), quattro fratelli diversissimi fra loro che hanno in comune una casa di campagna pronta ad essere venduta per salvare Alex, la pecora nera della famiglia, che sembra incapace di combinarne una giusta. La sofferta decisione viene presa all’insaputa del padre morente, in coma da cinque anni, che un bel giorno ad affare concluso decide improvvisamente di risvegliarsi, mandando in tilt il piano segreto.

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Per non destabilizzare le sue condizioni di salute, i quattro decidono di tenerlo all’oscuro per poi rivelare la scomoda verità a tempo debito. L’inaspettata situazione darà vita a una serie di equivoci atti a mantenere il controllo della situazione, che più volte sembrerà sfuggire di mano, per poi inevitabilmente condurre ad un lieto fine zuccheroso e scontato. Eppure gli elementi per osare qualcosa di più non mancavano, a partire dai decisi contrasti che caratterizzano l’altalenante nucleo familiare che al pari di una polveriera è sempre sul punto di esplodere. Ma Fornari non possiede la cattiveria e il cinismo giusto per liberare i suoi personaggi da un contesto consolatorio e  scaraventarli al difuori dell’ovvio, tralasciando un’approfondimento psicologico che almeno nei gemelli  affiora più volte.

Diverso il discorso per Alex che se da una parte garantisce vivacità e risata facile, dall’altra il suo personaggio rasenta più volte la macchietta. Così come Fanny che con il suo matrimonio fallito, non va oltre un modello convenzionale già visto più volte. Nonostante i citati limiti che pregiudicano la credibilità della storia il cast è molto ben affiatato e rappresenta il punto di forza dell’intera operazione, con menzione speciale a Luigi Diberti (il padre) che con pacata  e nostalgica rassegnazione metterà fine a tanto rumore per nulla.

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