La morte corre sul fiume; il noir che condanna gli adulti e glorifica i bambini

di Gianluca Sforza

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Charles Laughton fu un attore britannico – sia di cinema che di teatro – di grande spessore, il che è testimoniato dall’Oscar che vinse nel 1934 con il film di Alexnder Korda “Le sei mogli di Enrico VIII”, ma partecipò a molti altri film (tra cui lo Spartacus di Kubrick) con ruoli spesso negativi.

Solo in una occasione si dedicò alla regia dirigendo la pellicola “La morte corre sul fiume” (in originale The Night of the Hunter) nel 1954, ma si tratta di una esperienza straordinaria, essendo questo film uno dei noir più riusciti della storia del cinema sotto tutti i punti di vista, fonte di ispirazione per registi come Truffaut, Malick e Scorsese.

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La storia, tratta da un romanzo di Davis Grubb e ambientato nella Virginia Occidentale lungo il fiume Ohio, racconta di un “pastore” protestante psicopatico interpretato da un incredibile Robert Mitchum, probabilmente qui alla sua miglior performance di sempre, che odia profondamente le donne e le uccide per impossessarsi dei loro averi. Inizialmente arrestato per un banale furto di macchina, Harry Powell (così si chiama il pastore) conosce in carcere un ladruncolo che ha partecipato ad una rapina che però è costata la vita ad alcuni agenti e per questo è condannato a morte, non prima però di essere riuscito a nascondere il malloppo in un posto segreto che solo i due suoi innocenti bambini conoscono e sotto giuramento promettono di non rivelare a nessuno. In un momento di delirio nel sonno, il malcapitato ladro Powell riesce a carpire qualcosa su dove possa trovarsi il danaro, e appena uscito di prigione prova con successo a corteggiare la moglie del ladro in modo da avvicinarsi al tesoro e a perseguitare i figli che non si fidano di lui circuendoli, assillandoli e minacciandoli al fine di rivelargli il nascondiglio.

Da questa esile trama Laughton ha tratto un capolavoro che ha molteplici livelli di lettura, un film colto e sofisticato, una fiaba gotica dove gli unici a uscire lucidi e vincitori sono i bambini che si contrappongono ad un mondo adulto corrotto o, quando va bene, inetto.

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Supportato da una fotografia bellissima, opera del geniale Stanley Cortez che già aveva lavorato con Orson Welles, fatta di quei chiaroscuri e di quelle ombre che il noir americano prese in prestito già negli anni 40 dall’espressionismo tedesco di Murnau e Lang (pensiamo solo al debito del cult movie Il Terzo Uomo di Carol Reed), Laughton esalta l’anima nera di Powell giocando con le ombre che lo rappresentano come un gigante per poi mostrarlo in una prospettiva più reale, come un uomo piccolo e mediocre. La cinepresa del grande attore britannico si sofferma su una folla di personaggi che si rivelano pusillanimi: dalla signora che pensa alle conserve più che a suo marito, alla moglie del ladro mostrata come debole, che debolmente cade nelle braccia dell’Orco Mitchum, al pescatore che trova il cadavere di lei (straordinaria scena del film, quasi un quadro espressionista) sotto il letto del fiume e che si ubriaca nel momento sbagliato (non potendo aiutare i ragazzi a nascondersi), alla ragazza in preda ai turbamenti ormonali che si innamora di Powell e lo conduce indirettamente al luogo dove si trovano i due bambini, per non parlare della gente comune con cui entra in contatto il pastore, che come nel Giulio Cesare di Shakespeare si fa facilmente abbindolare dalla sua capacità oratoria, per poi diventare forcaiola appena la fortuna la abbandona.

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Solo l’anziana Rachel Cooper, una donna che alleva bambini soli ed orfani con l’amorevolezza di una Mamma Oca riesce a ben figurare, e il film comincia proprio con le sue parole che hanno il sapore della fiaba, narrata però a fatti avvenuti, e quindi maggiormente consapevole del mondo dopo aver accolto i due fuggitivi che le hanno raccontato le loro disavventure (ossia la sua saggezza deriva indirettamente dal racconto degli orfani). Da notare anche come Powell e Cooper usino le scritture sacre e gli inni religiosi ognuno secondo il proprio punto di vista; Powell quasi giustificando i suoi omicidi con Dio ricordandogli le uccisioni di cui è impregnata la Bibbia, o manipolando l’inno religioso che fa da sinistra colonna sonora del film (ci riferiamo alle strofe leaning on the everlasting arms) a cui fa da controcampo la correzione della Cooper (che aggiunge la parola on Jesus) quando sorveglia con un fucile in mano, come una leonessa i suoi cuccioli in pericolo, seduta nella sua poltrona. Ma sono comunque i bambini a cavarsela da soli, a capire prima di tutti la natura crudele del pastore che si nasconde dietro le sue capacità suadenti; dopo la morte della madre e dopo aver cercato invano aiuto tra i grandi, fuggono su una barca che attraversa il fiume Ohio che assume così un alto significato simbolico, quasi facesse da spartiacque della loro vita, e li proiettasse in un attimo nel mondo adulto, o meglio in una dimensione di crescita personale e di viaggio iniziatico.

Credo che valga la pena spendere delle parole anche sull’ambiguità sessuale di Powell, altra grande barriera infranta per quei tempi, presentato come sessualmente frigido (da qui l’odio nei confronti del genere femminile), quasi che il coltellino che porta sempre dentro le proprie tasche surrogasse il membro che non può utilizzare per la funzione sessuale; è interessante notare un parallelismo con l’ambiguità dello stesso Laughton che sposò un’attrice con cui ebbe un connubio più che felice dal punto di vista professionale, ma fu la stessa moglie a parlare di matrimonio combinato per mascherare la sua omosessualità; anche se su quest’ultima non ci sono mai state conferme. Di sicuro il pessimismo e la sfiducia che l’attore e regista britannico esprime nei confronti del mondo femminile risultano più che evidenti nella pellicola, mentre la grande capacità (psic)analitica parrebbe essere una qualità naturale delle persone affette da frigidità sessuale .

Echi di questo film si possono trovare in molte altre pellicole del genere thriller/noir; tra gli altri a me ha ricordato Io non ho paura di Gabriele Salvatores dove anche in questo caso i bambini si rivelano più giusti e più maturi degli adulti persi in loschi traffici e debolezze umane.  Lo stesso Mitchum, ormai canonizzato come villain per eccellenza del cinema hollywoodiano, interpretò un personaggio simile nel famoso Il promontorio della paura , così come il sottoscritto ha trovato nel personaggio dell’istruttore di ginnastica e motivatore del film Donnie Darko interpretato da Patrick Swayze una forte influenza di Powell; entrambi sanno come circuire gli altri, entrambi parlano di mondo dell’odio e mondo dell’amore in una ridicola quanto pericolosa semplificazione manichea della vita, entrambi risultano fascinosi presso le persone comuni (e soprattutto le donne); ma anche il personaggio di Swayze si rivela infine essere un orco.

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