Era d’Ottobre, il comunismo e la storia delle occasioni perse

di Cristina Peretti

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Professori, studenti, appassionati di storia: siete sicuri di conoscere fino in fondo le vicende che segnarono la rivoluzione russa? Se volete saperne di più, al Teatro Vittoria di Roma il giornalista Paolo Mieli con il suo spettacolo Era D’Ottobre, in occasione del centenario della rivoluzione d’Ottobre, fase finale e decisiva della rivoluzione russa, ci offre un excursus storico di circa due ore sulla nascita e lo sviluppo del cosiddetto comunismo reale, ovvero quel socialismo che avrebbe dovuto dar vita al vero e proprio sistema comunista.

Non vi allarmate, non si tratta della solita lezione di storia, ma di una rappresentazione teatrale fuori dagli schemi: attraverso la riproduzione di scene estrapolate da film Ottobre di Ėjzenštejn, incrociate con quelle del funerale di Togliatti negli anni ’60 e un’esegesi del famoso quadro di Guttuso La morte di Togliatti, Mieli accompagna lo spettatore in un viaggio alla scoperta di una stagione storica in cui l’uomo era profondamente occupato politicamente (aspetto più volte sottolineato dallo stesso giornalista e motivo per il quale invita anche coloro che non condividono l’ideologia comunista ad ascoltare ciò che ha da dire) esaminando cosa è stato il comunismo, come lo viveva la popolazione e delinea i profili delle massime figure che hanno segnato il comunismo internazionale. Ci parla di personaggi presenti nel quadro di Guttuso, come Lenin (rappresentato ben 5 volte), Stalin, Dimitrov, Togliatti, Angela Devis, Dolores Ibarruri e figure non segnate dall’artista, ma aggiunte da lui stesso, come Trotsky, Mao Tse Tung, Khrushchev, spiegando anche la ragione dell’assenza nel quadro.

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Con un’analisi psicologica e sociologica delle azioni di tali personaggi tenta di sfaldare i falsi miti e le credenze popolari che si sono generati intorno ai protagonisti della nostra storia: credete che la morte dello Zar e della sua famiglia è stata solo una classica uccisione del sovrano, che avviene in ogni rivoluzione? O un episodio di eccesso di crudeltà che caratterizza l’uomo in tempo di guerra? Lo spettacolo ci invita a una riflessione profonda non solo sulla rivoluzione, ma anche sull’animo umano. Inaspettatamente tematiche così serie vengono trattate da Mieli con disinvoltura e apparente leggerezza: sarcasmo e ironia sono alla base della narrazione, così da rendere questa “rappresentazione teatrale” adatta a ogni generazione.

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