1984 di George Orwell

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1984 di George Orwell è uno dei romanzi più importanti del Novecento. Indubbiamente è un romanzo di fantascienza ma sarebbe anche riduttivo consegnarlo al genere poiché la sua portata è di certo molto più ampia. Riduttivo è anche dire che sia soltanto un romanzo di denuncia nei confronti della società sovietica, anche se fu scritto nel 1948 e pubblicato nel 1949, prendendo spunto proprio dai totalitarismi di stampo comunista.

È un romanzo sul potere panottico, per usare un termine foucaultiano, che manipola i suoi sudditi e riduce l’uomo in schiavitù. Sulle derive dell’ipercontrollo, del revisionismo storico e della radicale omologazione degli individui.

Orwell immagina la Terra divisa in tre parti da una lunga e sanguinosa guerra mondiale. Ognuna di queste parti o potenze è dominata da un regime totalitario: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania vige il regime del Socing, una forma estrema di comunitarismo che pretende l’annientamento della personalità individuale sostituita da una collettiva. L’Oceania è panotticamente guidata e controllata in ogni angolo da un misterioso leader conosciuto come Grande Fratello, il quale ogni giorno compare sugli schermi per indottrinare i suoi sudditi. È una società del tutto capovolta, dove gli slogan principali sono: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.

Winston non era mai riuscito a capire (neanche il lampo negli occhi di questa mattina gli aveva trasmesso certezze) se O’Brien fosse amico o nemico. Ma non gli pareva che la cosa avesse grande importanza. Vi era tra loro un rapporto di reciproca intesa più rilevante di un sentimento affettivo o di una comunanza di ideali. “Ci incontreremo là dove non c’è tenebra” aveva detto. Winston non sapeva che cosa significassero quelle parole, sapeva solo che si sarebbero avverate.

(George Orwell, 1984, Mondadori, 2002, p.28)

orwell libro.jpgGli esseri umani hanno smesso di pensare e di essere propriamente umani. Per evitare ribellioni esiste una Psicopolizia capace di controllare ogni angolo e ogni indizio di dubbio. La Neolingua svolge il ruolo di grande gomma da cancellare, là dove ogni contraddizione viene annientata e resa illegale. Stessa cosa vale per la Storia, là dove l’imperativo è: cambiare il passato per cambiare il futuro. Il protagonista del libro: Winston Smith è proprio un funzionario del partito il cui lavoro consiste nel controllare e revisionare ogni pagina di giornale o libro per rendere il sistema infallibile. Winston comincerà presto a farsi delle domande che non avrebbe dovuto porsi. In primo luogo commetterà il grave errore di tenere un diario, cosa severamente vietata, in cui appuntare i propri pensieri.

«È qualcosa di bello, la distruzione delle parole. Naturalmente, c’è una strage di verbi e aggettivi, ma non mancano centinaia e centinaia di nomi di cui si può fare tranquillamente a meno. E non mi riferisco solo ai sinonimi, sto parlando anche dei contrari. Che bisogno c’è di una parola che è solo l’opposto di un’altra? Ogni parola già contiene in se stessa il suo opposto. Prendiamo “buono”, per esempio. Se hai a disposizione una parola come “buono”, che bisogno c’è di avere anche “cattivo”? “Sbuono” andrà altrettanto bene, anzi meglio, perché, a differenza dell’altra, costituisce l’esatto opposto di “buono”. Ancora, se desideri un’accezione più forte di buono, che senso hanno tutte quelle varianti vaghe e inutili: “eccellente”, “splendido”, e via dicendo? “Plusbuono” rende perfettamente il senso, e così “arciplusbuono”, se ti serve qualcosa di più intenso. Naturamente noi facciamo già uso di queste forme, ma la versione definitiva della neolingua non ne contemplerà altre. Alla fine del processo tutti i significati connessi a parole come bontà e cattiveria saranno coperti da appena sei parole o, se ci pensi bene, da una parola sola. Non è una cosa meravigliosa?» «Ovviamente» aggiunse come se gli fosse venuto in mente solo allora, «l’idea iniziale è stata del Grande Fratello.»

A sentir fare il nome del Grande Fratello, il volto di Winston fu attraversato da un tiepido moto d’interesse. Ciononostante, Syme colse in lui una certa mancanza d’entusiasmo.

«Non capisci che lo scopo principale cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere. Ogni concetto di cui si possa aver bisogno sarà espresso da una sola parola, il cui significato sarà stato rigidamente definito, priva di tutti i suoi significati ausiliari, che saranno stati cancellati e dimenticati. Nell’Undicesima edizione saremo già abbastanza vicini al raggiungimento di questo obiettivo, ma il processo continuerà per lunghi anni, anche dopo la morte tua e mia. A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. Anche ora, ovviamente, non esiste nulla che possa spiegare o scusare lo psicoreato. Tutto ciò che si richiede è l’autodisciplina, il controllo della realtà, ma alla fine del processo non ci sarà bisogno neanche di questo. La Rivoluzione trionferà quando la lingua avrà raggiunto la perfezione. La neolingua è il Socing, e il Socing è la neolingua» aggiunse con una sorta di estatica soddisfazione. «Hai mai pensato, Winston, che entro il 2050 al massimo nessun essere umano potrebbe capire una conversazione come quella che stiamo tenendo noi due adesso?»

(George Orwell, 1984, Mondadori, 2002, pp.55-56)

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Tutto ciò ha inizio quando Smith,  il 4 aprile 1984, comincerà a scrivere nel suo diario e nello stesso periodo comincerà ad approfondire l’amicizia con O’Brien, che lavora con lui e ha tutta l’aria di essere un ribelle. Quindi Winston capisce che può confidarsi almeno in parte con quest’uomo.

Nel frattempo conosce Julia, altro membro incerto e dissidente del partito. Naturalmente gli incontri amorosi sono proibiti perché in questa società anche gli uomini e le donne sono combinati tra loro in modo scientifico, secondo rigide regole di affinità calcolate meccanicamente. Lo scopo delle unioni è dunque meramente riproduttivo.

Le loro mani erano rimaste strette per non più di dieci secondi, e tuttavia quel tempo era parso lunghissimo. A Winston fu sufficiente per conoscere ogni dettaglio della mano che lo stringeva. Ne esplorò le dita lunghe, le unghie armoniose, la palma callosa, indurita dal lavoro, la pelle liscia al di sotto dei polsi: ora sarebbe stato capace di riconoscerla a vista. Nello stesso momento si rese conto che non sapeva di che colore fossero gli occhi della ragazza. Probabilmente erano marroni, ma a volte le persone con i capelli neri li avevano azzurri. Girarsi per guardarla sarebbe stata un’assurda follia. E così, tenendosi ben stretti per mano, resi invisibili da quella muraglia di corpi, avevano entrambi lo sguardo fisso davanti a sé, e non furono gli occhi della ragazza a guardare Winston ma quelli dolenti del vecchio prigioniero, che lo fissavano di sotto a quella disordinata massa di capelli.

(George Orwell, 1984, Mondadori, 2002, p.122)

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Vive la sua relazione clandestina con Julia e maturano insieme l’idea di ribellarsi, finiscono così nell’associazione clandestina chiamata Confraternita, condotti qui proprio da O’Brien. Presto accade però che questi si riveli per quel che è ovvero un membro della Psicopolizia. E così Winston comprende che la resistenza chiamata Confraternita è l’ennesimo inganno del partito stesso per controllare ogni istinto di rivolta nei suoi sudditi. I dissidenti vengono quindi arrestati.

O’Brien accennò un sorriso: «Tu sei un’imperfezione nel sistema, Winston, sei una macchia che va cancellata. Non ho forse appena finito di dire che noi siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell’obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l’eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo. Estinguiamo in lui tutto il male e tutte le illusioni, lo portiamo dalla nostra parte, anima e corpo, in conseguenza di una scelta sincera, non di mera apparenza. Prima di ucciderlo, ne facciamo uno di noi. Non possiamo tollerare che un pensiero sbagliato esista in una parte qualsiasi del mondo, per quanto innocuo e recondito possa essere. Non possiamo permettere alcuna deviazione, nemmeno in punto di morte. In passato l’eretico si avviava con gioia al rogo, conservando tutta la sua eresia, anzi proclamandola. Perfino la vittima delle purghe sovietiche poteva tenere ben serrata nel cranio la sua ribellione mentre percorreva il corridoio diretto al luogo dove un proiettile gli avrebbe dato il colpo di grazia. Noi, invece, prima di farlo saltare in rendiamo questo cervello perfetto. Il comandamento dei dispotismi di una volta  era: “Tu non devi!”. Il comandamento dei totalitari era: “Tu devi!”. Il nostro è: “Tu sei!”. Nessuno di quelli che portiamo qui riesce a resisterci. Tutti vengono mondati. Quei tre miserabili traditori, Jones, Aaronson e Rutherford, nella cui innocenza tu un tempo hai creduto, alla fine siamo riusciti a piegare anche loro. Io stesso ho preso parte all’interrogatorio. Li ho visti fiaccarsi a poco a poco, li ho visti strisciare, frignare, piangere. Alla fine non erano più lacrime di dolore ma di espiazione. Quando abbiamo finito con loro, erano dei gusci d’uomini, che dentro di sé ospitavano solo dolore per quello che avevano fatto e amore per il Grande Fratello. Era commovente vedere quanto lo amavano. Chiesero di essere passati per le armi subito, in modo da poter morire con la mente ancora pura.»

(George Orwell, 1984, Mondadori, 2002, p.262)

Qui inizia il ciclo di torture diviso in tre fasi: Apprendimento, Comprensione e Accettazione. Le prime due fasi sono volte a punire il corpo fino a infiacchirlo e ridurlo malamente. Ma ancora persiste la volontà individuale. Nella terza fase invece l’accettazione non avviene soltanto per sfinimento ma si rende strutturalmente impossibile all’individuo e al suo volere di manifestarsi. La tortura consiste nel riprodurre, evocare e scatenare la più grande paura del detenuto, in modo da indurlo a confessare, tradire i compagni e giurare fedeltà eterna al partito. Nel caso di Winston sono i topi, che gli verranno gettati in faccia, lungo il corpo, pronti per erodere ogni parte di lui. Così confessa, tradisce Julia. E non solo, accade proprio questo in lui: ogni traccia di volontà si dilegua e non vedrà più alcun senso nella ribellione stessa. L’educazione del partito ha funzionato e Smith è ora pronto per tornare a essere un numero, una parte del sistema, un suddito, un nulla.

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