Tra lussuria e sguardo divino, Agadah

di Federico Spinelli

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Per diventare un buon professionista è essenziale, subito dopo la formazione, svolgere un periodo di specializzazione sul campo chiamato più comunemente “la gavetta”. In questo periodo è fondamentale apprendere il più possibile le tecniche del mestiere.

Questo deve essere stato il ragionamento fatto dal regista Alberto Rondalli che, con pazienza e dedizione, dopo più di dieci anni, ha presentato al pubblico il suo progetto, divenuto film Agadah, che sarà nelle sale a partire dal 16 Novembre.

Il film è stato liberamente tratto dal romanzo Manoscritto di Jan Potocki. Il regista, come dichiarato in un’intervista, afferma di aver dovuto lavorare su due problemi principali: il primo di ordine drammaturgico, il secondo riguardante gli effetti speciali. La difficoltà è stata quella di rispettare la complessità del romanzo, essendo cosciente di realizzare un prodotto audiovisivo che presenta una grammatica differente, un fattore che sembra essere stato preso in considerazione per la stesura della sceneggiatura, ma non del tutto rispettato, poiché la struttura drammaturgica presenta alcune forzature nella rilegatura delle storie.

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Il romanzo racconta più di cento storie, ma nel film ne sono state prese in considerazione sedici, che hanno sì un comune messaggio morale, ma non sono tra loro connesse dal punto di vista drammaturgico. L’utilizzo di effetti speciali, anche se come detto dal regista si tratta di interventi computerizzati di tipo artigianale, ha soddisfatto le aspettative del genere.

Il romanzo parla del giovane ufficiale Alfonso di Van Worden, interpretato da Nahuel Pérez Biscayart, il quale è chiamato a raggiungere il suo reggimento a Napoli per condurre la battaglia di Bitonto (1734). Nel viaggio verso Napoli perde l’orientamento fino a ritrovarsi solo, intraprendendo così una avventura al limite tra finzione e realtà. Nella sua avventura si imbatte in personaggi come briganti, zingari, presunti demoni, ed altre figure inusuali. Si ritrova immerso in un viaggio nell’occulto che stuzzica la sua lussuria.

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Il fil rouge delle diverse trame è, per l’appunto, la lussuria. Più precisamente il film sembra mettere in relazione l’ostinazione dell’uomo che, pur di raggiungere e perpetrare il proprio obiettivo, è disposto a scendere a qual si voglia tipo di compromesso. Mentre nelle figure secondarie il peso degli errori commessi riemerge come una punizione divina, nel protagonista il regista decide di lasciare in sospeso le conseguenze delle proprie scelte.

Per quanto riguarda le musiche, sono state utilizzate per portare il pubblico a capire il contesto storico e l’ambientazione in cui il film è girato, usando uno stile di carattere romantico e barocco. Lo studio fatto per i costumi, oltre ad una  approfondita conoscenza del periodo storico, ha richiesto un lavoro sinergico con fotografia e regia per quanto riguarda l’ensamble armonico creato dai colori usati per la messa in scena. La fotografia, per realizzare la costruzione delle inquadrature, ha seguito una linea guida suggestionata dalla pittura; oltre all’illuminazione usuale si è scelto infatti per alcune scene l’uso di luce naturale e per interni quella generata da candele.

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