Immaginare l’invisibile: Il senso della bellezza

di Beatrice Andreani

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“La natura ama nascondersi” (Eraclito). Con questa citazione ha inizio il docufilm scritto e diretto da Valerio Jalongo, Il senso della bellezza, al cinema in due date: 21 e 22 novembre.

Diecimila ricercatori del CERN di Ginevra collaborano per poter svelare i meccanismi scientifici dietro i quali si nascondono le uniche vere domande che ci poniamo da sempre: Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo?

L’intento del regista è di dimostrare come l’arte e la scienza abbiano lo stesso obiettivo: la ricerca della verità ultima delle cose. Per Fabiola Gianotti, direttrice del centro, la musica e la pittura sono le arti più simili alla fisica, forse tra le uniche “comunità di pace” che ancora resistono.

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Sullo schermo compaiono immagini di atomi e di particelle che prendono forma tra una testimonianza e l’altra di scienziati impegnati in una costante indagine. La scienza è sempre in mutamento, non raggiunge mai una verità assoluta: ogni risposta conquistata genera nuove domande. Per mostrare ciò, la mdp si addentra nelle sale del centro come in un sacrario, dove dei macchinari complessi tentano di riprodurre gli istanti precedenti il Big Bang.

Gian Francesco Giudice (fisico di particelle e di cosmologia) crede che “la vera realtà segue le leggi della meccanica quantistica. E’ lì che scopriamo le leggi della natura e che esiste un ordine che deve emergere in modo sempre più evidente, scendendo in stanze sempre più piccole del sapere. La sua essenza ci sfugge: da dove nasce, quindi, il mondo che conosciamo?”

Il “Bosone di Higgs” (la “particella di Dio”) è stato uno dei risultati più importanti raggiunti dal centro. La comunità del CERN vive per il bisogno di conoscere, è attratta dal mistero, dall’incognita ed è solo grazie a questo amore verso la scoperta se oggi l’universo non è più completamente un mistero, seppur più del 90% di esso sia ancora tutto da svelare.

Il senso della bellezza(1) outoutmagazine.jpgNel documentario prendono piede espressioni d’arte simili a processi fisici: gocce in olio e silicone vengono fatte cadere su una base dello stesso materiale e restano sospese da una sottile membrana d’aria.“Sperimentare: è questa la ricerca degli artisti e degli scienziati.”, afferma l’artista Dmitry Gelfand. Ed ecco che inquadrature di quadri di Gauguin, mosaici bizantini, chiese romane e architetture classiche prendono il loro posto in questa relazione con la scienza.

Jalongo porta su schermo uno dei ritratti più conosciuti : La Gioconda. Se Leonardo avesse cercato di riprodurre un volto con un equilibrio perfetto, e i due lati del volto avessero combaciato, come sarebbe stata dipinta? Non c’è bellezza nella simmetria, e l’universo è asimmetria per eccellenza.

Condizionati dalla cultura, cerchiamo la verità soggettivandola in base ai nostri gusti. Ma “la verità non può essere modellata a nostro piacimento”, afferma Nessi (coordinatore tecnico di ATLAS), “Rimane una sola.” Il disequilibrio rende possibile l’esistenza di ciò che conosciamo. D’altronde sono spesso i difetti e le imperfezioni che ci attraggono e che rendono il mondo più affascinante.

Ognuno di noi ha inscritte nel proprio DNA le leggi della natura. Jalongo si sforza di far capire al pubblico, seppur con tutte le difficoltà che il tema impone, quanto sia necessario imparare ad avere uno sguardo proiettato nell’intimità di ciò che vediamo:“Quando una cosa è semplice è Dio che ci sta parlando” (Einstein).

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