Un film di avventura per bambini… a suon di Opera – Incontro stampa con Enzo D’Alò e il cast di Pipì Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite

di Elena Caterina

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È stato presentato alla Casa del cinema di Roma Pipì Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite, l’ultimo lavoro di Enzo D’Alò, maestro italiano del cinema di animazione, già autore, tra le altre cose, degli internazionalmente apprezzati La freccia azzurra (1996), La gabbianella e il gatto (1998), Pinocchio (2012), e, a partire dal 2008, della serie tv per bambini Pipì Pupù e Rosmarina, sceneggiata da Vincenzo Cerami e della quale il film in uscita il 16 novembre è uno spin-off.

Ai tre animaletti protagonisti – un orsetto lavatore, un uccellino e una coniglietta – viene assegnata dalla misteriosa Voce narrante, doppiata da Giancarlo Giannini, un’ardua missione: recuperare le note musicali della partitura composta dal Mapà che sono state rubate e senza le quali non sarà possibile portare in scena il Grande Concerto che si terrà nel bosco a Ferragosto. Una volta venuti a conoscenza del fatto che le note sono attratte dalla musica, i tre amici decidono di portare in scena, reinterpretandole, ben tre opere classiche per cercare di attirarle: L’italiana in Algeri di Rossini, il Don Quichotte di Massenet e Lo schiaccianoci di Tchaikovsky.

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Presenti in sala in conferenza stampa, oltre al regista, la creatrice dei personaggi e delle ambientazioni Annalaura Cantone, l’autore delle musiche originali Daniele Di Gregorio, Francesco Pannofino in veste di doppiatore di tre personaggi, Luca Milano per la Rai, Giorgio Gosetti, Maricla Affatato per l’Ufficio Stampa e Oscar Cosulich in veste di moderatore.

Quando un film di animazione italiano raggiunge le sale cinematografiche è sempre un motivo di grande orgoglio per tutti colori che vi hanno lavorato e che si sono impegnati per la sua costosa realizzazione. Un certo rammarico nei confronti delle difficoltà spesso incontrate dal cinema di animazione nostrano ha aperto la riflessione di Giorgio Gosetti, direttore de Le giornate degli autori, la rassegna autonoma del Festival di Venezia, che nel 2012 è stata aperta proprio da Pinocchio.

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Enzo D’Alò ha dichiarato che questo suo ultimo lavoro ha alla base due elementi fondamentali: da una parte il lavoro che ha fatto per tanti anni con i bambini, figure nei confronti delle quali ha sempre cercato di accostarsi quasi solo come un tecnico, per cercare di carpirne il più possibile il linguaggio: “Se io devo andare da un punto A a un punto B sicuramente percorro una linea retta; un bambino non fa lo stesso, ci gira intorno, torna indietro.. per un bambino è importante il percorso”; dall’altra la figura guida del maestro sceneggiatore Vincenzo Cerami, scomparso nel 2013, assenza in realtà molto presente che, grazie alla logica di guida impostata, gli ha permesso di lavorare da solo, senza ulteriori sceneggiatori.

Interrogato sulla volontà di attribuire al film una funzione didattica, D’Alò ha sottolineato come questa non sia ricercata ma di fatto sia sempre insita nel suo cinema: i contenuti didattici devono essere nel substrato, non espliciti. Il film ha «surrealizzato e metamorfizzato l’opera, che è diventata qualcosa che i bambini possono fruire, relativamente alla musica ma anche ai temi». Il gioco non è solo quello di trasformare la struttura musicale mantenendone l’essenza, ma anche di trasformarla da un punto di vista tematico per renderla appetibile a un pubblico di bambini: ad esempio il sultano Mustafà protagonista de L’italiana in Algeri ha a disposizione un harem di donne, ma quando arriva la bella italiana finisce per bramare ardentemente solo lei. Questo non può essere raccontato così ai bambini, ma trasformando il desiderio per le donne in desiderio per il cibo allora si può. È in questo senso che si può parlare di responsabilità dell’autore: non è un film solo per bambini piccoli ma è un film in cui i bambini hanno spazio per capire la storia, in modo che non si sentano esclusi. Nasce come una produzione per una fascia di età piccola, ma l’obiettivo è quello di coinvolgere anche i grandi. “La responsabilità è nel bilanciare tutti questi piani: bimbi, fratelli più grandi e genitori”.

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Relativamente al carattere quasi “peccaminoso” del titolo, Enzo D’Alò ha sottolineato la volontà degli autori di prendersi in giro: pipì e pupù sono le parole affettuose che i genitori utilizzano per definire quelle cose lì, ed è questo aspetto affettuoso che si è voluto riportare nel titolo. “In fondo Pipì è un po’ Paperino, Pupù è il bambino piccolo, che ha esigenze di conservazione, basiche, come la fame”.

Si è sottolineata l’imperfezione dei disegni creati da Annalaura Cantone che ha dichiarato, infatti, che la sua filosofia non è quella di rappresentare il bello, quanto piuttosto di minimizzare i difetti con la simpatia: “I bambini hanno bisogno di ideali non perfetti altrimenti per loro sarà difficile accettare i propri difetti”, è per questo che spesso, su ispirazione di Jacovitti, realizza personaggi che hanno parti fisiche spropositate, soprattutto nasoni. L’ispirazione per il decupage viene da Luzzati; nel suo lavoro ha sempre cercato di mantenere la materialità degli elementi protagonisti dell’immagine, soprattutto nella realizzazione delle texture che poi sono state scannerizzate e ampiamente utilizzare.

Francesco Pannofino, nel ruolo di doppiatore dei personaggi “cattivi” del film, ha parlato dell’aspetto divertente ma anche delle difficoltà che si presentano quando si lavora in film di animazione in quanto trattasi di personaggi sempre sopra le righe; ha dovuto cantare e creare personaggi originali sul cui modello potranno essere doppiate le versione in lingua straniera.

Le voci degli animali canterini appartengono a veri bambini: si è preferito non rivolgersi al Piccolo Coro dell’Antoniano perché non si ricercava la perfezione, ma l’autenticità di bambini che potrebbero essere bambini qualunque che giocano per strada.

La colonna sonora è fondamentale nel film. Daniele Di Gregorio ha sottolineato la difficoltà di integrare le musiche originali con quelle di Rossini, Massenet e Tchaikovsky, le cui melodie non sono affatto semplici e di cui è difficile trovare riduzioni per pochi strumenti, ha dovuto lavorare su spartiti per ottanta elementi dai quali estrapolare i motivi.

Il film, una coproduzione tra Italia, Francia e Lussemburgo, sarà distribuito in Italia dalla Bolero Film, uscirà in un centinaio di copie, e il prossimo anno mirerà a raggiungere le distribuzioni internazionali in versioni doppiate e non solo sottotitolate. Il budget è stato di due milioni e mezzo di euro. «Se fosse stato fatto in Francia sarebbe costato più del doppio».

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