The Big Sick: quanto siete disposti a fare per amore?

di Gabriella Zullo

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Una Chicago notturna, un club di cabbaretisti squattrinati avidi di successo e di fortuna. Tra questi c’è Kumail, un pakistano alle prese con una famiglia musulmana troppo conservatrice e tradizionalista per i suoi standard: si divide infatti tra una vita da single molto movimentata ma poco gratificante e una madre che gli porta a casa ogni sera una pakistana diversa sperando ogni volta che il figlio si decida a sposarsi.

 

Ma a Kumail la storia dei matrimoni combinati proprio non riesce a digerirla, così temporeggia tra uno spettacolo al club da aspirante comico e una ragazza nuova ogni notte.

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Ma poi arriva lei, Emily, una studentessa di psicologia, bella, simpatica, indipendente… c’è solo un piccolo/grande problema: è bianca e nella sua cultura lui comunque non può scegliere la sua sposa. Una commedia sentimentale tratta dalla storia vera del protagonista Kumail Nanjiani ed Emily V. Gordon, con una trama che si fa via via più drammatica nella seconda parte del film, ma che mantiene sempre quegli accenti ironici, a tratti esilaranti, tipici del genere. Potrebbe essere un ottimo deterrente per una crisi di coppia: è una commedia sentimentale con un bel colpo di scena e magari, tra una risata e l’altra, passa anche la voglia di litigare!

Nota ironica a parte, di sicuro non può definirsi un film impegnato o impegnativo dal punto di vista della trama, dei personaggi fortemente connotati e molti stereotipi sia di genere che di cultura (Occidente contro Oriente senza girarci intorno).

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Il film che arriverà in Italia il 16 novembre, è stato realizzato da Michael Showalter che fin da subito ha avuto il supporto della casa produttrice americana FilmNation: “È stato incredibile perché abbiamo inviato le email con il copione la mattina alle ore 9:00 e alle 12:00 ci è arrivata la risposta affermativa!”.

Quella di Brian Burgoyne non è una fotografia che stupisce, né ci sono inquadrature particolarmente evocative. L’arma vincente forse è proprio questa: è un film che non sembra affatto finzione  – non da un punto di vista tautologico: è chiaro che tutti i film non devono dare l’idea di essere una farsa! The Big Sick è girato interamente come fosse un video amatoriale con le luci del club e di un palcoscenico di bassa lega verosimili con effetto opalescente pari a zero; le grigie pareti della casa, anzi della stanza, dove vive Kumail; anche la protagonista, Zoe Kazan, non è mai eccessivamente truccata e l’effetto forse è proprio quello desiderato: una storia vera.

Un film che nella sua apparente banalità, può solleticare alcune riflessioni. Ad esempio: che cosa si è disposti a fare per amore? Non vale rispondere tutto. Tutto vuol dire niente. C’è chi è disposto a perdere la famiglia, come Kumail, e a rifiutare le proprie tradizioni; c’è chi rinuncia alla carriera, chi agli studi, chi al proprio orgoglio. È uno di quei pensieri ovvi che ci sfiorano la mente ogni giorno e che hanno solleticato anche i pensieri di critici e giornalisti alla fine dell’anteprima. Ma è una di quelle riflessioni ovvie che nessuno scriverebbe o direbbe mai apertamente. Forse, la cosa più importante del film è proprio questa. Pensateci. E vi renderete conto che forse tanto ovvio non è.

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