La mendicante di stato: L’esodo

di Laura Pozzi

L'esodo-outoutmagazine1.jpg

Esodato, termine tristemente noto, entrato prepotentemente nel nostro linguaggio comune dopo l’approvazione della scandalosa legge Fornero datata 2012. Una legge folle ed ingiusta che senza distinzione mise in ginocchio migliaia di italiani, portando alcuni di essi al suicidio. Ma di cosa trattava? Sì perché se è vero che l’esercito degli esodati era sulla bocca di tutti, è altrettanto vero che per molti non toccati direttamente dal problema, l’argomento si limitava ad una questione tra pensionati.

In breve con il governo Monti fu introdotto il decreto Salva Italia, che prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile rendendo molte persone troppo vecchie per lavorare e troppo giovani per andare in pensione. Questo determinò una situazione di stallo e molti di essi si trovarono da un giorno all’altro senza reddito e senza ammortizzatori sociali. Sono passati cinque anni da allora, sono cambiati i governi (almeno in apparenza), ma la questione è tutt’altro che risolta e come spesso accade, quando il fatto non fa più notizia, l’argomento cade in prescrizione.

Non per il coraggioso Ciro Formisano, che per il suo esordio alla regia, sceglie un argomento ostico e scottante, finanziandolo attraverso la formula del crowdfunding e realizzando un piccolo film vero ed emozionante che va dritto al nocciolo della questione, fregandosene di un budget limitato, che non gli ha impedito di raccontare con tenacia e passione un dramma tutto italiano. Tratto da una storia vera (una delle tante), il film narra la silenziosa via crucis di Francesca (una misurata e luminosa Daniela Poggi) una sessantenne vittima della legge ghigliottina che in mancanza di fondi è costretta a mendicare.

lesodo3.jpg

La scena iniziale, che vede la donna aggirarsi smarrita sotto i portici dei piazza della Repubblica a Roma alla ricerca di un posto dove sopravvivere, raggiunge un’intensità e autenticità tale che nessun effetto speciale può riuscire ad eguagliare. Il suo inginocchiarsi tra persone che dapprima si mostrano indifferenti e poi via via sempre più partecipi al dramma è la chiara metafora di un paese in ginocchio, che può trovare la forza di rimettersi in piedi in persone come Francesca che non hanno paura di chinare la testa senza perdere la dignità. Nonostante la difficoltà di dover provvedere ad una nipote adolescente tenuta all’oscuro di tutto, non perde il suo sorriso e i suoi modi educati la fanno diventare una piccola eroina.

L’improvvisa notorietà, che la porterà suo malgrado sulle prime pagine dei giornali, sarà l’input che darà inizio ad una piccola rivoluzione dove farà la sua comparsa anche il contestato ministro. La povertà di mezzi, risulta evidente in molte parti del film, ma questo non lo rende meno incisivo ed importante rispetto a tante altre pellicole supportate dai giusti finanziamenti. Formisano ci mette cuore e il suo andare in direzione ostinata e contraria non può che coinvolgere e far riflettere. Non siamo ancora ai livelli di Ken Loach, ma il suo attaccamento e partecipazione alla causa, ricorda molto da vicino il regista inglese e speriamo che il giusto supporto al film gli conceda una seconda possibilità per dimostrare una volta di più il suo sorprendente talento.

Rispondi