La fabbrica d’arte tra realtà e finzione: The Paris Opera

di Cristina Cuccuru

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Il 13 Novembre 2017 uscirà al cinema The Paris Opera, diretto da Jean-Stéphane Bron e distribuita da I Wonder Pictures, nonché seconda opera rilasciata per il progetto I Wonder Stories (dopo Manifesto di Julian Rosefeldt).

Siamo nell’autunno del 2015, è un nuovo giorno a Parigi, la bandiera francese viene issata e la città inizia ad animarsi. L’Opera National de Paris si prepara alla nuova stagione teatrale, presentata dal direttore artistico Stéphane Lissner in conferenza stampa, alla quale parteciperà anche il presidente Hollande, e che dovrà fare i conti con diversi avvenimenti quali gli attentati del 13 Novembre e l’annuncio di uno sciopero, pur continuando a portare avanti il programma stabilito.

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Il direttore d’orchestra si trova alle prese con la prove del coro, il coreografo deve organizzare l’ingresso in scena di un toro (in carne ed ossa); i giovanissimi musicisti del progetto “Concert des Petits Violons” provano per lo spettacolo; un giovane cantante lirico russo fa il suo ingresso all’Accademia dell’Opera, giunto fin dagli Urali per seguire la sua passione, che lo metterà nella condizione di confrontarsi con i nomi più rinomati del suo campo.

Ciò che ci viene svelato è anche l’aspetto amministrativo, con tutte le difficoltà, derivate dalla riduzione del finanziamento pubblico, che la gestione di un teatro pubblico di questa portata comporta, le discussioni sui tagli ai costi e al personale, quindi il confronto con i sindacati, il dibattito sul prezzo dei biglietti sul non farsi abbattere dalla paura in seguito agli attacchi terroristici come quello al Bataclan.

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Bron ci porta dietro le quinte di uno dei teatri più famosi al mondo, trasformando il documentario in un vero e proprio film e mostrandoci le storie che si celano in questa grande fabbrica d’arte, ognuno con il proprio ruolo, ognuno con le proprie gioie e sofferenze.

Musica e danza (quest’ultima un po’ meno) si alternano dunque vorticosamente immergendo lo spettatore a 360 gradi, permettendogli così di occupare un posto di riguardo che va ben oltre la prima fila, quasi come se lui stesso vivesse ciò che sta accadendo: dal crollo per la stanchezza della prima ballerina, all’emozione di un giovane tenore al suo debutto, agli operatori in regia che cantano a memoria durante gli spettacoli, alla donna delle pulizie che con l’aspirapolvere passa in rassegna ogni singolo posto a sedere del teatro.

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