Il penitente: lontani da noi stessi

di Federico Spiniello

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Se ci troviamo in un teatro italiano, comodamente seduti su una poltrona di velluto rosso, nell’attesa che inizi una messa in scena del drammaturgo statunitense David Mamet, è molto probabile che stiamo assistendo ad un spettacolo diretto e interpretato da Luca Barbareschi.

È quanto sta avvenendo (anche) al Teatro Eliseo di Roma, che ospita dal 7 al 26 Novembre il Penitente, l’ultimo lavoro dell’attore-regista, che condivide il palco con Lunetta Savino (kath), Massimo Reale (Richald) e  Duccio Camerini (nel ruolo del giudice).

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Charles, il protagonista, è uno psichiatra, la cui vita si è sempre svolta all’interno di schemi ben precisi: uno sviluppato senso del dovere, diligenza e professionalità rappresentano le fondamenta del suo essere. Tutto ciò finché un suo paziente diventa artefice di una strage.

Cosa è giusto e cosa sbagliato, che condotta è opportuno tenere e quanto conti l’etica professionale, sono alcuni degli interrogati che iniziano allora a tormentarlo. Una frustrazione personale a cui si aggiunge il clamore mediatico suscitato dalla vicenda: l’opinione pubblica, si sa, ha bisogno di un colpevole da additare e si fa presto a dipingere Charles come un omofobo, uno che considera l’omosessualità un’aberrazione (in luogo dell’adattamento di cui lui aveva parlato in suo scritto).

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La pressione dei media genera e distrugge tutto quello che sta intorno al protagonista, dal rapporto con la moglie fino allo stesso modo che ha di percepire la moralità, me tendo in discussione tutte le certezze costruite nell’arco della sua vita.

Tutto sembra essere a servizio della narrazione: l’attenzione dello spettatore è sollecitata dalla proiezione che precede la rappresentazione; le luci di colori diversi rappresentano i caratteri dei personaggi in scena; il pavimento bianco rende ancora più forte la scelta di una scenografia che si veste d’essenzialità.

Nessuna vittima. Sembra che Mamet voglia sottolineare il confine tra l’assenza della morale e le scuse che siamo in grado di raccontare a noi stessi per giustificare una nostra inadempienza. Ciò che vorremmo essere si scontra con ciò che siamo.

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