“Scrivo di altri mondi, perché questo non mi piace”. Incontro stampa con Anne Ritte Ciccone

di Beatrice Andreani

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Con le musiche del gruppo metal-rock Project Pitchfork si apre e si chiude il film I’m-Infinita come lo spazio, tratto dal romanzo della regista Anne Ritte Ciccone.

Pensato 7 anni fa, con la realizzazione di un corto, da un’idea di David Bush (curatore degli effetti visivi del film in 3D) e Francesco Torelli (produttore insieme a Rai Cinema e Paypermoon Italia), il film è andato in concorso alla Biennale di Venezia 2017, per la Giornata degli Autori – sezione Proiezioni speciali.

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Anne Ritte Ciccone è una delle prime registe donne ad osare con il 3D: “Siamo andati molto oltre il fatto che stessimo girando un film”, racconta, “e abbiamo dovuto combattere contro diversi mostri per poterlo realizzare”.Un prodotto, quindi, voluto e pensato tale da poter essere distribuito anche nei mercati esteri, e, per questo, girato interamente in lingua inglese.

“Entrare nel palcoscenico della mente della ragazza” (Jessica, interpretata da Mathilde Bundschuh) è stato uno degli obiettivi primari per cercare di dare un punto di vista soggettivo al racconto della storia. La Ciccone racconta come Mathilde Bundschuh abbia lavorato molto sull’assetto del personaggio: “Arrivata sul set, si è dimostrata preparata e propositiva. Gli attori che ho scelto non hanno avuto difficoltà nel recitare in inglese, anzi, lo sapevano tutti molto bene, per cui è stato facile lavorare assieme.”

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Guglielmo Scilla e Barbora Bobulova, sono stati una sorpresa e una conferma: “Non scelgo mai attori senza esperienza, per questo avevo un po’ di remore nei confronti di Guglielmo, ma poi si è dimostrato molto intelligente e capace. Con Barbora, invece, ci conoscevamo già in  ‘L’amore di Màrja’. L’avevo  pensata nel ruolo della protagonista, ma l’età non coincideva con quella del personaggio, per cui scelsi Laura Malmivaara. Per questo film, invece, avevo bisogno di un’attrice italiana che sapesse l’inglese e che avesse dei tratti nordici, e lei mi è sembrata perfetta per il ruolo di Susanna.”

E ancora, racconta come la collaborazione con Peter Spilles (frontman dei Project Pitchfork), sia stata, da parte sua, in qualche modo reverenziale: “Abbiamo ripreso tutto il loro concerto, per due ore, e solo successivamente abbiamo ripetuto la scena della discoteca con la metà delle persone che c’erano il giorno prima e con le ragazze del film”.

C’è molto materiale autobiografico nella storia. Il rapporto con la famiglia e con la figura materna, l’essere relegati al margine della società, il non sentirsi appartenenti all’ambiente circostante: “Scrivo di altri mondi, perché questo non mi piace”.

La scrittura, come il montaggio (dopo Venezia ha tagliato qualche inquadratura), ha visto molte stesure, la regista ci teneva a fare un film che parlasse per immagini. Per questo la fotografia è curata e strutturata bene, attirando l’attenzione di chi guarda, e mostra come sia ancora possibile in Italia produrre un film con uno stile registico autoriale, un’opera curata in ogni minimo dettaglio.

Non a caso, il costumista Andrea Sorrentino, ha affrontato il suo compito come una vera e propria missione: “Quando ho letto la sceneggiatura sono stato conquistato. L’impresa è stata una scommessa: lavorare su qualcosa di così originale, creare sulla protagonista un look particolare che la distinguesse dal grigiore degli altri personaggi non è stato facile. In questo le linee guida di Anne sono state fondamentali. Mi sono ispirato agli anni ‘40, ai primi anni del ‘900 e agli anni ’70, cercando di dare una sintesi e un contrasto fra tutti questi elementi.”

Stefano Viali (nel film nel ruolo del produttore discografico De Stefano) riconosce al film un ruolo di formazione con un’idea molto specifica e il 3D ne è parte integrante: “Questo film mette in scena il mondo. La capacità di utilizzare la fantasia per raccontare la storia va stimolata. Il film descrive un mondo dei rapporti e ci vuole una ricreazione della realtà con la fantasia per poterlo fare. Oggi c’è troppo iper realismo sia nel cinema, sia nelle serie tv.”

Il film invita ad allontanarci da una visione realistica delle cose. Prepariamoci a entrare nel palcoscenico della mente.

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