La conferma di Paddington

di Quinto De Angelis

Il regalo di Paddington.Outout magazine.jpg

Immaginatevi in una grande città frenetica un piccolo quartiere caratterizzato da colori sgargianti e strade pulite senza nessuna cartaccia. Concentratevi e pensate sempre a questo quartiere abitato da persone cordiali che cercano di convivere nel miglior modo possibile tra di loro nonostante i diversi caratteri che li caratterizzano.

Un ultimo sforzo! Sognate un luogo immerso in un’aura di festa che si sprigiona nell’aria nonostante le difficoltà della vita. Ma no! Non siamo nell’ultimo film di Wes Anderson ma siamo nel quartiere dove vive Paddington, il protagonista del secondo film della saga a lui dedicata.

Paddington 2.Lavora lava vetri. OutOut magazine.jpg

Dopo 3 anni dal primo capitolo della serie, esce il continuo della commedia campione d’incassi che vede come protagonista l’orsetto Paddington alla ricerca del regalo giusto per i 100 anni della sua zia Lucy. Quella che sembra un impresa da nulla si trasformerà in un’avventura che darà filo da torcere alla pazienza del nostro piccolo eroe. Il regista del film (Paul King) fa di nuovo centro con questa nuova pellicola che non delude le aspettative, anzi, si riconferma comica e piacevole come ce la ricordiamo dal primo film. Quando un opera funziona spesso si cerca di ripetere il più possibile gli elementi che l’hanno portata al successo.

Hugh Grant nel film Paddington 2.Outout magazineIn questo film avviene invece uno sviluppo visuale e contenutistico proponendo personaggi nuovi ed un’evoluzione estetica che punta ad una continua ricerca dell’inquadratura raffinata che vuole aumentare il livello autoriale del film. Paul King è un giovane regista che ha scommesso su questo personaggio riuscendo a mettersi in mostra riadattando una serie letteraria al grande schermo senza mai dimenticare quel tocco personale che rende riconoscibile un autore rispetto ad un’altro. Nonostante il rischio, sempre più presente, da parte delle trasposizioni cinematografiche di stravolgere il senso dell’opera originaria da cui è tratta, questo il film riesce comunque a mantenere quell’atmosfera fiabesca e allo stesso tempo d’avventura che ricordano le esperienze italiane della saga di Geronimo Stilton.

Riprendendo le prime righe della nostra introduzione, non sappiamo se effettivamente il regista abbia ripreso qualcosa da Wes Anderson ma il suo utilizzo dei colori – sopratutto il rosa ed il bianco – e delle scenografie – sottolineiamo la trasformazione visiva del carcere prima e dopo l’arrivo del nostro protagonista – ricordano molto una via di mezzo tra Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom. Tra gli attori brilla Hugh Grant che dimostra grande versatilità recitando nella parte dell’antagonista – attore fallito e costretto a recitare in pubblicità per cibo per cani – ed impreziosendo la sua prestazione esibendosi con stili di recitazioni diversi quando si immedesima nei ruoli delle sue vecchie parti. Vedere per credere.

Quando vediamo queste pellicole non possiamo che ritenerci soddisfatti della nostra scelta. Anche i grandi si divertono dopo aver visto questo film perché riescono a staccarsi da quel mondo in cui viviamo permettendoci di tornare bambini. Un ritorno infantile che sembra segnare una controtendenza dove sono i più grandi a divertirsi a discapito dei più piccoli. Gli adulti guardano i loro figli/nipoti augurandogli di non uscire mai da quell’età d’innocenza e di spensieratezza sperando che essi incontrino, nel loro cammino, qualcuno che come Paddington possa tirar fuori in loro solo l’animo gentile nascosto dentro di loro.

 

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