Steven Spielberg e i predatori del cinema perduto

in Concorso al Festival del Cienema di Roma – di Emanuele Rauco

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Per colpa di Lawrence d’Arabia e di David Lean, Steven Spielberg ha rischiato di non fare il regista: l’asticella era troppo alta dopo aver visto quel film. Ma vuoi la passione, vuoi l’incoscienza, il ragazzo ha seguito la sua strada e il documentario Spielberg diretto da Susan Lacy (produttrice e autrice di una serie di ritratti dedicati ai grandi dello spettacolo USA) ne ritrae e approfondisce l’arte.

Più che raccontare semplicemente la storia dello Spielberg regista e appassionato di cinema, il film ne approfondisce i film, i temi, le questioni cinematografiche e produttive, ma anche socio-culturali, parlando col diretto interessato, usando le sue immagini, intervistando alcuni dei suoi amici e collaboratori. Lacy più che immortalare l’uomo guarda ammirata all’artista e lo racconta attraverso l’uomo, lasciandosi guidare e allo stesso tempo costruendo un discorso ricco e completo da documentario cinematografico e cinefilo.

La vita, la famiglia, il privato di Spielberg non sono gli argomenti del film, ma dei punti di partenza da cui parlare dei suoi film: senza troppe forzature né invenzioni, Lacy descrive cosa c’è dentro e dietro i suoi film, cosa li fa nascere, come si evolvono e dove arrivano. È un documentario appassionato e critico, esaustivo anche nelle mancanze (i film nemmeno accennati, quelli che evidentemente Spielberg odia) che cerca di porsi come obiettivo quel del tomo monografico anche vista la durata di 140 minuti circa.

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E ci riesce in virtù di un uso sapiente delle immagini e delle testimonianze, capaci di illuminare discorsi, commenti e riflessioni sul cinema di uno dei più grandi registi USA del dopo guerra e su come quel cinema ha contribuito all’evoluzione del linguaggio e della ricezione cinematografica (il contrasto tra Schindler’s List e Jurassic Park). Non è un critofilm e nemmeno un saggio cinematografico, ma un ritratto che parte dall’uomo e dalle sue creazioni e cerca di restituirli nella loro complessità. Riuscendoci in larga parte.

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