La Festa è finita, andate in (troppa) pace

di Emanuele Rauco

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A 12 anni dalla sua inaugurazione trionfale, in molti si chiedono ancora cosa sia e dove voglia andare a parare la Festa de Cinema di Roma. Non perché un festival debba dare conto di un tipo di cinema, anzi un festival generalista dovrebbe segnalarne l’estrema versatilità, ma dal punto di vista “editoriale”, organizzativo, la Festa è ancora un’incognita.

Incognita che sembra adagiarsi sul sicuro anziché migliorarsi, cercare di massimizzare adesione e attesa sugli incontri (quest’anno hanno spiccato David Lynch, Xavier Dolan, Nanni Moretti) e mettere in secondo piano – questa l’impressione – i film. E anche qui, si va sul sicuro: se molti dei film sono opere che escono a breve nelle sale, oppure americani di sicuro valore e presa, come Detroit di Kathryn Bigelow, Last Flag Flying di Richard Linklater o Logan Lucky di Steven Soderbergh tra i film migliori della rassegna, manca lo spirito della ricerca o quella della proposta. Che sia essa per il grande pubblico o per i cinefili accaniti.

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Certo, si potrà dire che compito di un festival urbano (come Toronto, Torino o Londra) sia quello di dare il cinema al pubblico, popolare e di qualità, non di scoprire il futuro, ma è proprio questo il punto: al di là di una serie di confronti logistici impari per la capitale, la Festa di Roma sembra quest’anno più che mai non aver saputo lavorare sul suo essere festa, sul proporre grande cinema, sul presentare film di ogni tipo per ogni pubblico. La programmazione poi ha reso difficilissimo seguire gli eventi dei giorni caldi e reso freddi e vuoti gli altri giorni, l’organizzazione di sale, controlli e sicurezza ha reso difficile e contraddittoria l’esperienza in sala, limitata poi da alcuni problemi tecnici.

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Si ha avuto la sensazione che, al di là delle ambizioni del suo direttore Antonio Monda, mancasse una vera e propria guida, un controllo che nel bene e nel male desse l’impressione di esserci e non di sopravvivere alla politica. E nessuno pretende più le vacche grasse dei primi due anni, ma almeno la curiosità della stagione Muller o del primo anno di Monda. Non che manchino i bei film o le proiezioni davvero azzeccate per i pubblico – come Borg McEnroe che ha vinto il premio del pubblico (unico premio della Festa; gli altri riguardano Alice nella città e sono andati a The Best of All Worlds come miglior film, Blue My Mind come opera prima, Metti una notte per il film italiano) – ma nell’arco di 10 giorni si contano sulle dite i film che possono segnare un festival. A meno che non si pensi a un futuro, con Monda rinnovato per altre 3 edizioni, in cui la Festa sia una sorta di rassegna di incontri, come fossero giornate del cinema con i film a supporto di altro. Sarebbe un’idea, almeno.

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