Il marcio sotto al tappeto: NYsferatu – Symphony of a Century

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzi

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Nel 1922, il regista tedesco Friedrich W. Murnau realizza il capolavoro espressionista Nosferatu il vampiro, celeberrimo film entrato di diritto nella storia del cinema. Quasi cento anni dopo il videoartista Andrea Mastrovito traspone quel film e quella storia ai nostri giorni come atto di denuncia e amara riflessione sul nostro tempo.

L’originalità e in parte l’astuzia del progetto risiede nel creare insieme al suo staff un film d’animazione, composto da più di 35.000 disegni, rigorosamente muto e musicato alla grande da Simone Giuliani. La storia è ambientata a New York dove Hutter vive una tranquilla vita ordinaria insieme ad Ellen e lavora per il cinico broker immobiliario che senza troppi complimenti lo spedisce da un giorno all’altro ad Aleppo per vendere una proprietà al Conte Orlok. Completamente ignaro di ciò che accade in Siria, l’ingenuo Hutter si troverà a tu per tu con gli orrori della guerra, mentre Orlok verrà imbarcato clandestinamente verso la grande mela.

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La storia è nota anche perché Mastrovito non si discosta troppo dal maestro tedesco e sulla carta la visione risulta accattivante. Sullo schermo un po’ meno  e risulta diffile captare ciò che non funziona e lo rende a tratti indigesto. A livello visivo per chi ha visto il recente Loving Vincent, non si tratta di una novità e l’inevitabile effetto sorpresa dovuto a immagini peculiari e innovative risulta in sintesi qualcosa di già visto, mentre per tutti gli altri è sicuramente  un’esperienza da consigliare, complice anche una durata di poco più di un’ora.

I temi centrali sono terrorismo e immigrazione e l’inquietante ombra del conte Orlok che si allunga altissima per le strade di Manhattan ha una doppia valenza simbolica: da una parte la paura del diverso, visto come qualcosa di minaccioso da cui difendersi, concetto creato più dalla disinformazione che da un  pericolo reale, dall’altro la solitudine del vampiro che vaga sperduto e senza metà sino ad arrivare a Ellis Island, luogo dove sbarcavano gli immigrati a inizio secolo. Ma la metafora non si ferma qui, perché la figura di Nosferatu è solo una facciata utile a nascondere il marcio sotto al tappeto. Il regista sceglie New York come location, ma i mali che affliggono la nostra società sono ovunque e non è certo l’inquietante silhoulette di un vampiro che seppellirà il mondo.

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A decretare la nostra fine sarà l’indifferenza e la passività con cui accettiamo tutto quello che ci viene proposto da una logica capitalistica asfissiante e malata. E i media fedeli alleati non hanno altro scopo che amplificare e velocizzare il processo. Mastrovito ha dichiarato che il suo film assomiglia più ad un’ opera d’arte che a una pellicola cinematografica e questo rappresenta in parte il suo limite, la poca fruibilità verso lo spettatore comune. Per questo consiglia più volte la visione, per focalizzare e cogliere al meglio le numerose sfaccettature a livello tecnico e narrativo. Non possiamo che essere d’accordo.

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