La redenzione è possibile: Trouble no more

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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Come ogni altro episodio della vita di Bob Dylan, anche il periodo della sua “rinascita” è stato analizzato fin dentro le viscere. Ma mai, fino a questo momento, si era pensato di analizzare le sue canzoni nate proprio in quel periodo preciso.

Jennifer Lebeau, la regista dei documentario Trouble no more, ha fatto esattamente questo: intervallando brani presi da un live dell’artista Premio Nobel e sermoni letti dall’attore Michael Shannon, la regista ha cercato di farci addentrare nella mente del cantante per comprendere fino in fondo la sua conversione religiosa e il suo “ritorno alla vita”.

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Mi dispiace ammettere che, forse, qualcosa è andato storto nella realizzazione del documentario (che poi, francamente, di documentario non si tratta affatto): il ritmo che si percepisce fin dall’inizio è lento e senza un apparente filo logico. Un esempio per comprendere quello che è stato il sentimento comune dopo aver visto il film: durante una partita di calcio la vostra squadra si sta portando avanti verso la porta avversaria; viene effettuato un cross perfetto; la palla sta per entrare in porta ma, improvvisamente, salta la corrente.

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Il film segue perfettamente questo ritmo: tutto molto bello, tutto molto emozionante, e quando ti sembra che si stia per raggiungere uno scopo arrivano i titoli di coda. E lo spettatore rimane, immancabilmente, a bocca aperta e con la testa piena di domande.
E mi dispiace, perché l’interpretazione di Michael Shannon nei panni di un predicatore è stata perfetta. Ma, ovviamente, che Shannon sia dotato di talento memorabile è pressoché inutile da dire.

Probabilmente la regista aveva un obiettivo preciso nella sua testa, e magari l’idea iniziale era anche buona, ma al momento mi sento di dire, con piena cognizione di causa, che il film è mal riuscito e privo di ogni filo logico. Le aspettative erano tante, e forse anche troppe: di sicuro è stata un’enorme delusione.

Unica nota positiva: le canzoni di Bob Dylan.

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