La doppia vita di Maria, Maria By Callas: in her own words

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzi

callas.jpg

C’è Maria e poi c’è la Callas. Un’anima divisa in due, che stenta a trovare un compromesso nello spietato mondo dello star system. A 40 anni dalla scomparsa (il 16 settembre 1977 in seguito ad un arresto cardiaco), il regista Tom Wolf rende omaggio alla più grande cantante lirica di tutti i tempi, realizzando un sorprendente documentario frutto di un minuzioso lavoro durato quattro anni alla ricerca di materiale inedito in giro per il mondo.

L’intento di Wolf è chiaro fin dall’inizio: restituire per quanto possibile l’immagine di una donna inquieta alle prese con un destino che irrimediabilmente la sovrasta. Nell’inedita intervista iniziale, realizzata nel 1970 Maria dichiara apertamente che il suo più grande desiderio sarebbe avere una famiglia, ma la Callas è pronta a ricordarle che certi naturali desideri di donna non le sono consentiti. Dotata di uno straordinario talento vocale, spinta da una madre ossessiva ad intraprendere la carriera artistica, non tarderà a diventare un icona e a calcare i più prestigiosi palcoscenici mondiali. Ma la sua anima fragile non si trova ad agio in un mondo dove cinismo e competizione la fanno da padrona.

callas2.jpg

Il drammatico evento avvenuto a Roma il 2 gennaio 1958 che la vide costretta ad interrompere la Norma di Vincenzo Bellini in seguito ad una bronchite, segnerà per sempre il suo labile equilibrio psicologico. Ingiustamente fischiata e contestata non riuscirà mai a risanare la frattura con la città eterna, così come non riuscirà mai a trovare la giusta armonia nella vita privata. Sposata in prime nozze con Giovanni Battista Meneghini, dopo la separazione, vivrà un’intensa storia d’amore con Aristotele Onassis, che non ci penserà due volte ad abbandonarla e sposarsi in gran segreto con Jacqueline Kennedy.

Il resto lo farà la depressione e la solitudine anche se l’avventura cinematografica con Pier Paolo Pasolini che la sceglierà per il ruolo di Medea, le regalerà una delle ultime soddisfazioni artistiche e personali. Attraverso rari e preziosi documenti d’archivio, il regista costruisce un ritratto di donna dalla spiccata umanità, evitando di far prevalere la parte artistica e viceversa. Il tutto  impreziosito dalla voce fuori campo di Fanny Ardant, che oltre a non essere nuova a certe imprese (era lei la Maria intepretata in Callas forever di Franco Zeffirelli) restituisce alla divina una sensibilità fuori dal comune. Come dimostra il lungo rapporto epistolario con la sua maestra Elvira de Hidalgo, alla quale confessa dubbi e paure.

Un film toccante e necessario su una figura spesso fraintesa che sapeva apprezzare le piccole cose (leggere ricette e collezionare carillon) pur sapendo che alla fine l’anima si consuma e l’energia anche.

Rispondi