la Divina Commediola… tanto Divina e poco commediola

di Claudio Miani

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Irriverente, ironico, sarcastico, divertito e divertente. Ciro Alighieri, cugino del ben più noto Dante, dal palco del Teatro Vittoria in Roma, racconta così la sua Divina Commediola e regala circa due ore di risate e riflessioni prendendo spunto dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Un viaggio in rima e metrica napoletana che omaggia il buon pensare e il senso civico proiettando gli spettatori in un onirico viaggio tra i confini di un continente tanto vicino quanto lontano: l’Africa.

Giobbe Covatta è il comico che ti aspetti, ma che ti sorprende. Seppure passano gli anni, rimane quel giovane guascone dalla battuta sempre pronta e che come novello Cirano, colpisce in punta di penna. Sul palco sembra essere a casa: abito semplice, mano in tasca, passo deciso e risoluto, sguardo ovattato dietro lenti che raccontano una vita, quella investita a spiegare al mondo come si possa vivere nel Continente Nero. Dal Sud Sudan al Madagascar, passando per l’Uganda, savane, deserti e foreste. Si veste da professore, armato di gessetti e lavagna pronto a coniugare la comicità in riflessione e la riflessione in atto dovuto, in Diritti, quelli con la D maiuscola che troppo spesso finisce per divenire minuscola.

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Le battute si susseguono e si inseguono, la sala alterna applausi a risate di gusto fin quando sulla lavagna compaiono due numeri 1.500 e 28. Il secondo sotto al primo come in una semplice operazione. 1.500 i miliardi di dollari investiti per le guerre e 28 i miliardi di dollari investiti per la fame nel mondo. “C’è un bel divario, no? ma d’altronde è giusto così: perché investire tanto per risolvere il problema della fame se poi con le armi devi sterminare tutti? Meglio ucciderli a stomaco vuoto…” E riparte, forte del proprio senso civico e delle proprie esperienze sul territorio. Racconta aneddoti, ricordi, situazioni tra il comico ed il grottesco, tra il drammatico e l’amorevole. “Una volta in Uganda, mentre facevo l’aeroplanino seguito da un fottio di bambini, mi si avvicina una mamma e mi fa: ‘Non farli correre troppo che poi gli viene fame’.”

Ciro-Giobbe Alighieri, regala spunti e attimi colmi si sensazioni e se solo la metà dei presenti in sala, sottoscritto incluso, fossero capaci di non relegarli ad una cultura da poltrona di terza fila, forse, non cambierebbe granché nella sostanza, ma almeno aumenterebbe il senso di consapevolezza e intenzione.

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