Quando l’essenziale non basta: Who we are now

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzo

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Probabilmente uno dei film più attesi della festa, dovuto in parte alla buona accoglienza ricevuta al festival di Toronto ed a un cast decisamente accattivante. Lo script incentrato su una donna in cerca di riscatto dopo aver passato dieci in prigione per omicidio colposo è simile a molte pellicole viste in questa edizione e  almeno sulla carta, poteva dar vita ad un’opera interessante.

Non sappiamo se la malriuscita sia dovuta al regista Matthew Newton che stilisticamente sceglie un taglio quasi documentaristico nel tentativo di restituire maggior realismo, oppure di una sceneggiatura scontata e banale che non appassiona neanche un po’. Beth è una donna che cerca una nuova possibilità, dopo una vita segnata da scelte sbagliate.

Il suo unico scopo è quello di ottenere l’affidamento congiunto del figlio in opposizione alla richiesta di piena custodia operata dalla sorella e dal cognato a cui era stato affidato dopo il suo arresto. Oltre a dover fronteggiare tutte le incertezze dovute alla lunga detenzione, Beth deve fare i conti con problemi di controllo della rabbia che di certo non facilita la sua battaglia. Per questo dopo aver fallito la prima istanza presentata da un’associazione di avvocati di patrocinio gratuito, si rivolge alla giovane Jess, anche lei in cerca di riscatto per una storia finita male con una sua assistita.

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Le due donne stringeranno un forte legame, basato su fiducia e complicità, e l’entrata in scena di un reduce dell’Afghanistan con disturbo post traumatico renderà la battaglia di Beth ancora più agguerrita. Il regista punta tutto sull’essenziale, sulla quotidianità immortalando i personaggi nella vita di tutti i giorni, alle prese con le piccole cose. Ed è proprio questo a non essere funzionale ad una storia già di per sé non proprio originale. Non è filmando la vita di tutti i giorni che si diventa credibili, anzi si corre il serio rischio di risultare finti ed infatti il film in certi momenti sembra parente stretto di una fiction televisiva.

Presentandosi come film impegnato e di denuncia, finisce per deludere le aspettative del povero spettatore, ignaro di essere capitato in un vortice di stereotipi a cui non è concessa nessuna assoluzione.

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