Hostages: cuori impavidi

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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Tratto da una storia vera, il film di Rezo Gigineishvili racconta la storia di un gruppo di giovani Georgiani che si pongono l’obiettivo di fuggire da un paese dove vige il Regime Sovietico. E’ il 1983, e i protagonisti sentono di avere bisogno di maggiore libertà. Insieme decidono di dirottare un volo nazionale per riuscire a raggiungere la Turchia, terra di opportunità e futuro.

Durante il volo, però, un imprevisto costringe il pilota a rimanere sul suolo georgiano, e il piano fallisce immancabilmente, innescando una sequela di violenza e dando vita a una tragedia nazionale che, a tutt’oggi, cela ancora la verità.

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La fotografia con i colori poco accesi e la freddezza nello sguardo dei protagonisti potrebbe richiamare le trame di Educazione Siberiana e Prima Linea: pur appurando che si tratti di film totalmente diversi tra loro, c’è alla base un minimo comune denominatore, ossia la voglia di rivalsa di un gruppo di giovani scontenti dalla propria vita e dalla propria condizione sociale.

Nel caso di Hostages, ciò che colpisce lo spettatore è la crudezza delle loro azioni, la spaventosa freddezza con cui i ragazzi, tutti più o meno di 18-20 anni, impugnano armi da fuoco e sparano contro dei civili innocenti. Il fatto che si tratti di una storia vera fa riflettere davvero, mettendoci di fronte a una reale condizione di proibizionismo e regole ferree. C’è una scena, in particolare, che potrebbe lasciare perplesso un giovane millennials, e cioè quando i protagonisti si trovano su una spiaggia e vengono fermati dalla polizia, che intima loro di uscire dall’acqua perché “dopo le 23 è proibito fare il bagno.”. Il motivo? Il Governo temeva che qualche dissidente potesse fuggire, via mare, verso la Turchia.

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Grande bravura degli attori nell’interpretare un ruolo molto difficile e così lontano da una visione di adolescenza o libertà che, ai giorni nostri, ci sembrano concetti pressoché comuni e “insignificanti”.

Per un ragazzo di oggi di 18-20, abituato ad avere sempre tutto dalla vita, con il diritto di viaggiare da un paese all’altro, che si ritrova a vedere il film potrebbe pensare che si tratti di fantascienza o di un universo parallelo. La realtà, specialmente se così cruda, fa sempre male. E, probabilmente, la vicenda di questi ragazzi è destinata a rimanere nella memoria di chi ha vissuto quegli anni, come monito per le generazioni future che, immancabilmente, sentiranno di non avere abbastanza libertà.

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