The Only Living Boy In New York: filosofia e leggerezza

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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Thomas Webb è un giovane laureato in cerca del suo “posto nel mondo”, e si ritrova a fare amicizia con il suo nuovo vicino, abbastanza eccentrico e ormai non più giovane. Un giorno Thomas scopre una liaison tra suo padre e una giovane donna e, nel tentativo di separarli, si ritrova ad avere con questa una relazione piuttosto problematica.

Il giovane riesce a rimanere a galla grazie anche ai consigli del suo vicino di casa, ma non potrà prevedere la catena di eventi che, di lì a poco, lo investiranno come un’onda, tanto da farlo vacillare sulle sue convinzioni sulla vita e sulla società.

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Dopo il grande successo con i prequel di Spider Man, il regista Marc Webb ci regala, finalmente, una commedia americana poco stereotipata e piena di significato, dando anche un tono di “leggerezza” all’intero Festival. La storia è coinvolgente fin da subito: in fondo, come puoi non prendere a cuore la condizione di Thomas? Lui è un giovane in cerca di un lavoro, che si guadagna da vivere facendo ripetizioni, è sfortunato in amore, e la sua famiglia sembra essere totalmente distratta quando si tratta dei suoi problemi, forse perché sono ancora legati a un’idea di New York ferma agli anni settanta. Il film, sotto questo punto di vista, sembra essere un confronto generazionale tra i venticinquenni di oggi, figli del 2000, e i venticinquenni di una volta, figli degli anni ’70.

E’ un continuo confrontarsi con il mondo, e Thomas sembra essere totalmente all’oscuro dei meccanismi sociali che si instaurano quando ormai “sei grande”. Non a caso la stessa Johanna (una straordinaria Kate Beckinsale) dirà a Thomas, in più di un’occasione, “sei un bambino.”

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Fenomenale Jeff Bridges, nei panni del vecchio ed eccentrico vicino di casa, mentore di vita e consigliere amoroso, anche se, ogni tanto, il vecchio Drugo spunta sul suo viso ormai invecchiato. Pierce Brosnan sempre elegante e mai fuori luogo, perfetto nel ruolo richiesto dal regista. E’ pungente al punto giusto, cinico ma comunque dal cuore tenero.

Film consigliato specialmente ai giovani che si stanno avvicinando al mondo dei 30 anni, ma anche a tutti quei genitori che, per un motivo o per un altro, non riescono a comunicare con i propri figli. Thomas è un po’ come tutti noi che, inevitabilmente, ci sentiamo fuori luogo in un mondo che sembra andarci sempre troppo stretto.

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