The Hungry : quando Bollywood incontra l’Occidente

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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Ispirandosi all’opera di Shakespeare Tito Andronico, la regista Bornila Chatterjee racconta la storia di Tulsi e del suo matrimonio con Sunny, figlio di un importante magnate aziendale. Durante la festa di Capodanno il figlio minore di Tulsi, Ankur, muore in circostanze sospette scatenando una serie concatenata di omicidi e vendette, la maggior parte architettate da Tulsi. Ma fin dove è disposta a spingersi la donna per vedere attuati i suoi piani di vendetta?
Per la prima volta ci viene mostrato un lato dell’India del tutto Occidentale, fatta di intrighi, manipolazioni, vendette e misteri tipiche del cinema nord europeo. In The Hungry c’è tutto ciò che ci aspetteremo di vedere in un film occidentale, dove il mistero e gli intrighi di potere la fanno da padrone, a volte fagocitando i personaggi stessi in un circolo vizioso di sangue. The Hungry è un film “nuovo”, carico di simbolismi e terminologie che, ovviamente, si andranno a perdere nel doppiaggio (e che comunque già si perdono poiché gli attori recitano in lingua inglese).

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Simboli che richiamano la tradizione indiana, anche se i protagonisti vestono “all’occidentale” e si comportano come dei perfetti cittadini europei o americani; richiami all’idea che prima o poi tutti dovremo morire (basti pensare alle capre nere che, durante tutta la pellicola, appaiono in situazione apparentemente scollegate tra loro); alla base c’è comunque l’idea di dover superare gli altri, sia economicamente, sia in ambito lavorativo sia moralmente. La classica storia del “pesce grande mangia pesce piccolo”, in un universo reso più “buono” dallo sfarzo, dal lusso e dai colori sgargianti (ma non troppo).

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Un grande applauso va alla fotografia, resa impeccabile dall’ambientazione: il riuscire a rendere l’India un paese quanto mai “misterioso”, simile a qualche cittadina Danese o Svedese grazie anche alla presenza di una fitta nebbia che sembra non volersi mai diradare; l’ottima saturazione dei colori, che risultano accesi ma non eccessivamente (come invece siamo abituati a vedere in un film di Bollywood).

A tratti decisamente crudo e, forse, fin troppo esplicito, ma comunque resta una pellicola non comune. Molto bravi gli attori, in grado di dare al pubblico la giusta dose di ansia, apprensione, paura e emozione.

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