Telenovela in salsa brasiliana: The movie of my life

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzi

the movie of my life1.jpg

Quello che immediatamente balza agli occhi, in questa pellicola dai tratti romanzeschi è la poca credibilità. E non perché una voce fuoricampo ci parla di finzione cinematografica, ma perché tra tutti gli elementi presenti nella storia, quasi nessuno risulta convincente.

A partire dal giovane protagonista, che sogna il cinema e nel frattempo insegna ad una piccola classe con alunni poco più piccoli di lui. L’inspiegabile scomparsa del padre, i primi turbamenti adolescenziali, la scoperta della sessualità sono tappe cruciali che Tony Terranova percorre con velata commozione per andare incontro ad un mondo che ai suoi occhi appare ancora misterioso e avvolto da quel colore polveroso che caratterizza la pellicola.

the_movie_of_my_life5_jpg_1400x0_q85.jpg

L’unica certezza è rappresentata dal piccolo cinema fuori città, che oltre a deliziare gli spettatori con autentiche perle come Fiume rosso, nasconde un segreto, che si rivela l’unico momento vivo della storia. Lungi da noi svelarlo, per non togliere quel poco che c’è di buono in un’opera che indossa le vesti di una telenovela brasiliana, senza incarnarne lo spirito. Perché la si può pensare come si vuole, ma le novele brasiliane tanto in voga nei primi anni ’80 erano ideate e costruite su solide basi con attori, Sonia Braga su tutti, di notevole talento.

Qui siamo al di fuori di qualsiasi genere e format e non basta di certo qualche sequenza presa in prestito dal capolavoro fordiano o qualche brano di Aznavour ad evitare il naufragio. E le canzoni davvero onnipresenti e ridondanti,invece di alleggerire contribuiscono ad appesantire un ritmo già di per se inesistente. Infine non capiamo bene cosa ci faccia un attore come Vincent Cassel in questo pasticcio brasileiro. Forse il motivo sfugge anche a lui, per questo fa bene a restare in disparte dietro un proiettore, perché sa bene che il cinema è tutt’altra storia.

Rispondi