Death Note: Un omaggio alla cultura europea

di Quinto De Angelis

Death Note. OutOutmagazine.jpg

Negli ultimi tre mesi in molti hanno scritto la loro su Death Note, dopo l’uscita il 28 Agosto, su Netflix, del film americano ispirato all’omonimo manga scritto da Tsugumi Oba e disegnato da Takeshi Obada. Anche noi di OutOut Magazine ne parleremo ma in maniera parallela. Ne parleremo partendo dalla sigla d’apertura “The World“, presente nelle prime 19 puntate, riferendoci, specialmente, alle immagini che l’accompagnano.

Quello che vogliamo sottolineare è la stretta relazione tra l’anime e l’immaginario culturale europeo mostrato nelle sequenze dell’intera serie. Queste relazioni si possono facilmente cogliere basandoci esclusivamente su ciò che vediamo durante la sigla. Quello che maggiormente risalta all’occhio è la presenza costante della mela rossa. Nella cultura europea ella indica il frutto con cui Eva tradì Dio. Nell’anime questa simbologia viene ripresa è diviene un elemento che lega indissolubilmente i due protagonisti della serie.

Adamo e Dio. Death Note. OutOut magazine1.jpg

La mela diviene la metafora per rappresentare il quaderno che uccide i viventi divenendo così l’oggetto tentatore per chi lo possiede. Il quaderno è un oggetto malvagio è tentatore, solo in pochi lo possono usare e chi lo utilizza è escluso definitivamente dal paradiso esattamente come per Adamo ed Eva dopo che hanno colto il frutto proibito. La mela diventa il vizio preferito anche per gli Shinigami (esseri demoniaci che hanno il compito di uccidere i morti secondo l’immaginario giapponese ed è proprio uno di loro, Riuk, a donare il quaderno della morte al protagonista della serie, Light).

I dei della morte sono assuefatti dalle mele che consumano come oggetti di piacere come se fossero delle sigarette o dell’alcool snaturando quindi il loro significato. Lo scambio tra oggetti proibiti, la mela agli Shinigami e il quaderno della morte agli umani, sconvolge il naturale corso degli eventi e suggella un patto tra il mondo terreno e la realtà divina così come viene rappresentato nella Volta della cappella Sistina, così come viene mostrato nella sigla dell’anime con la differenza che l’uomo e Dio sono sostituiti da Light e da Riuk.

I riferimenti alla religione non sono casuali e sono fortemente voluti. Si pensi alla croce bianca che fa da sfondo al titolo dell’opera sia nell’anime ma anche nel manga oppure allo stesso Light che vuole diventare con i poteri del quaderno Dio di un nuovo mondo. Nella sigla si vede chiaramente la rosa che fa dell’ambivalenza una sua caratteristica intrinseca. Il fiore per eccellenza, simbolo della giovinezza, della passione e della bellezza che incarnano perfettamente alcune delle caratteristiche del protagonista il quale deve affrontare numerose prove per imporsi come un novello  Gesù che affronta il processo davanti a Pilato con la corona di spine addosso.

Le spine che ostacolano la bellezza e che insieme ai petali costituiscono il fascino della rosa. Light è solo in apparenza il nuovo messia. Egli è egoista e narcisista pronto ad uccidere chiunque gli si pari davanti per arrivare ai suoi scopi. Egli crea martiri che lottano per la giustizia come Raye Penber e Naomi Misora, marito e moglie uccisi dal protagonista nel tentativo di catturarlo, che nella sigla vengono rappresentati come nella Pietà michelangiolesca in un’immagine che non ha bisogno di spiegazioni.

Light rappresenta un esempio tra la lotta continua tra bene e male in una società in difficoltà. Le sue paure lo spingono a prendere il quaderno per acquisire potere ed imporsi in una situazione di superiorità mentre il suo cervello è costellato di pensieri che hanno l’aspetto di volatili neri che si stagliano su pareti bianche ricordando molto “Gli uccelli” di A. Hitchcook. Esistenze segnate dal male dove non c’è nessun essere superiore che li possa controllare. Nessun angelo a guidare le nostre scelte , tutti vogliono essere i sovrani di un nuovo mondo mettendosi più in alto dei nostri simili. Tokyo è nel caos è sembra Berlino post guerra mentre Light sopra un grattacielo ricorda un angelo (della morte) come ne “Il cielo sopra Berlino“. I veri angeli corrono per strada per acciuffare Light, loro sono umili, degli agnelli sacrificali vestiti in impermeabile. Tanti “Tenente Colombo” che ricorrono il male.

San Michele. Death Note. Out Out magazine.png

Ma come possono dei mortali catturare un Dio? Ritorniamo in maniera obbligata alla religione. Nelle ultime immagini della sigla vediamo Light dietro ad una grande effige di San  Michele Arcangelo. Light ha un potere diabolico e soprannaturale che controlla a proprio piacimento e si sente giudice di un nuovo mondo pronto a difendere la giustizia proprio come San Michele. Egli è Dio e allo tempo giudice di tutto ciò che accade. In una delle sequenze più significative della serie L, l’investigatore che gli darà la caccia per trovarlo, sapendo di dover morire da li a breve, s’inginocchierà e gli  laverà i piedi a quello che è un novello Satana dalle sembianze angeliche in una diversa rielaborazione della lavanda dei piedi. Ma Light è pur sempre un mortale ed ha paura della morte, di finire nel girone dantesco degli assassini, e per un errore sarà incastrato dalla polizia fino a che Riuk non si desterà dal letargo in cui era caduto e ucciderà Light ormai sconfitto dagli eventi che si accascerà sulle scale con le braccia spalancate come se fosse pronto ad inchiodarsi sulla croce.

Tutte le immagini sono accompagnate da una musica che ci fanno precipitare vertiginosamente nella vicenda aumentando in noi un senso di smarrimento. Non è una casualità il continuo ripetersi per tutto l’anime delle regole del Death Note, come un mantra o una preghiera da imparare a memoria. Il riferimento si fa ancora più forte se pensiamo che una delle musiche dell’anime si chiama Kyrie, che recita l’elegia del Kyrie eleison (…Signore,pietà).

Da questi riferimenti si può solo lontanamente percepire la grandezza di questa serie. Impossibile non prenderla sul serio dopo aver visto anche solo una puntata. Si percepisce un grande studio nella costruzione dei dialoghi ed un intreccio che non lascia spazio al caso. Visivamente ed intellettualmente appagante rappresenta un esperienza unica nell’ambito animato mondiale. Se in 70 secondi di sigla abbiamo visto una rielaborazione di riferimenti culturali colti cosi elaborata figuratevi cosa questa opera può mostrare nella sua diretta totale.  Non sarà un nome scritto su un quaderno ad ucciderci ma il rimorso nel non aver visto questa serie può veramente ferirvi.

Per chiunque volesse approfondire ecco il link della sigla:  https://www.youtube.com/watch?v=Fx1rx3U0pDY

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