Triplo axel mortale: I, Tonya

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzi

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Applausi scroscianti in sala ed entusiasmo alle stelle per questo biopic scatenato incentrato sulla vita disastrata di Tonya Harding,  una delle più famose pattinatrici sul ghiaccio, che nel 1994 fu protagonista di un assurdo scandalo che pose fine alla sua carriera.

Il regista Craig Gillespie, nel raccontare questa storia di ordinaria follia si affida ad un linguaggio sopra le righe, che inizia con le surreali interviste agli svitati protagonisti per sfociare in una sorta di commedia nera degna dei fratelli Coen. Tonya è una ragazza sfrontata, ingestibile, autodistruttiva che ha un solo chiodo fisso: pattinare. La sua vita fin dalla più tenera età si risolve in estenuanti allenamenti sotto gli occhi spietati di una madre mostruosa che vede in lei il riscatto di una vita fallimentare.

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E in effetti Tonya è la più brava, è la prima americana a stupire il pubblico con il triplo axel, il più famoso e complicato salto del pattinaggio artistico che oltre ad una buona dose di bravura, richiede particolare coraggio. Ma  nonostante questo non riesce a convincere i giudici del suo straordinario talento perché non ha l’immagine giusta quella che rispecchia i canoni dell’America benpensante, utile a costruire le sue eroine che incarnano lo stereotipo di famiglia sana. Insomma come viene più volte ripetuto nel film, non è solo una questione di pattinaggio.

Votata all’autolesionismo, sposa il manesco e violento Jeff, che la porta a vivere una vita sempre al limite e che sarà artefice del terribile incidente ai danni di Nancy Kerrigan, che si troverà con un ginocchio frantumato e darà vita al famoso scandalo di cui sarà inevitabilmente accusata. Nel ricostruire la sua incredibile vicenda, il regista lascia campo libero ai suoi folli  protagonisti  che sembrano vivere in un mondo dove l’eccesso è la regola e dove non vige nessuna differenza tra bene e male.

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Le dichiarazioni fulminanti rilasciate durante le interviste e la sua esistenza segnata da soprusi, critiche feroci e violenza non lasciano dubbi sul fatto che Tonya è in primis una vittima che Gillespie s’impegna a difendere, regalandole un ruolo da antieroina impossibile da odiare. Nel film si ride molto anche quando i fatti oggettivamente tenderebbero al contrario, ma proprio grazie a questo modo irriverente di affrontare la sua esistenza fondamentalmente tragica, il film fa centro. Non a caso gli unici momenti che sembrano battere la fiacca sono quelli che ricostruiscono lo scandalo e si avvicinano molto all’umorismo nero dei Coen.

Gillespie, non possiede certo il loro talento e il vano tentativo di emulare Fargo va in parte a vuoto. Ma il film che per energia e originalità è destinato ad avere lunga vita, deve molto alla performance in odore di Oscar di un’ inarrestabile Margot Robbie che mette anima e corpo nella sua interpretazione, salvo poi lasciar spazio negli strepitosi titoli di coda alla vera Tonya, che con le sue acrobazie artistiche e il suo sgangherato entusiasmo arriva a commuovere fino alle lacrime.

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