In Blue: uno sguardo all’Europa

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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Lin, hostess di volo, è in un taxi per cercare di raggiungere l’aeroporto di Bucarest e, in questa sua corsa contro il tempo, investe accidentalmente Nicu, ragazzo romeno che vive in una baraccopoli della periferia, vivendo di stenti e offrendo prestazioni sessuali a sconosciuti incontrati in metropolitana. Nicu, seppure inizialmente restio a stringere un minimo di conversazione con la donna, cede lentamente alle attenzioni di Lin, scaturite da un puro e semplice amore materno.
In una Bucarest quanto mai stereotipata, fatta di piccoli ladruncoli, truffe e pericoli dietro ogni angolo, i due protagonisti si muovono lentamente e cercando di stringere un rapporto che, agli occhi della gente, risulta poco ortodosso e men che mai morale: Lin, di fatto, senza alcun secondo fine, si offre di aiutare il ragazzo sia economicamente sia moralmente, cercando anche di entrare nella sua testa per comprendere il suo atteggiamento sfuggente.

La fotografia utilizzata rispecchia in pieno il titolo del film: il colore predominante è il colore del ghiaccio, il bianco e il blu, che poi è lo stesso colore della giacca indossata da Lin per quasi tutta la durata della pellicola. In qualche modo, sotto questo punto di vista, è una scelta stilistica che potrebbe ricordare il film Schindler’s List (per via del cappotto rosso della bambina che spicca sul bianco e nero della pellicola), anche se ovviamente non ha nulla a che vedere con il film di Spielberg.

Il ritmo risulta lento e, a tratti, poco incisivo sul soffermarsi su determinate inquadrature, e ciò che rimane allo spettatore alla fine del film è un senso di spaesamento. Ci sono dei punti “oscuri” di cui, probabilmente, non avremo mai risposta.

Lin è un personaggio controverso ed enigmatico, piena di interrogativi sospesi e dubbi sulla propria vita: se fino allo “scontro” con Nicu era una donna dedita al lavoro (non ha mai perso un volo in vent’anni di carriera), all’improvviso sembra essere profondamente dubbiosa sul suo futuro, sia in ambito lavorativo sia come donna. Anche il suo rapporto con gli uomini sembra essere nebuloso e pieno di difficoltà, tanto che nel film la presenza maschile è pressoché nulla.

Nicu è un quindicenne costretto a badare a se stesso causa assenza dei genitori, che si ritrova a fare bravate insieme ad altri ragazzi nelle sue stesse condizioni e vagando per la città come un’anima in pena, senza riuscire a trovare il “posto nel mondo”. Anche se è ancora un bambino, Nicu è un adulto che è dovuto maturare troppo in fretta, e che costantemente sente su di sé la mancanza di qualcuno che si prenda cura di lui.

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