Figli di un dio minore: Stronger

in Concorso Festival del Cinema di Roma – di Laura Pozzi

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Jeff Bauman è un reduce di guerra. Una guerra contro un nemico invisibile che non ha scelto di combattere e che lo coglie di sorpresa a Boston durante la maratona del 2013. Un evento che viene drammaticamente ricordato per le due esplosioni che provocarono 264 feriti e privò Jeff (che si trovava in prima linea a tifare per la sua ragazza) delle gambe e di una parte di se stesso.

L’attenta ricostruzione di tutto quello che avvenne dopo, è al centro del film di David Gordon Green, che grazie ad un’interprete camaleontico come Jake Gyllenhaal riesce a raccontare una storia senza patetismi e a focalizzare l’attenzione su aspetti tutt’altro che scontati.

La triste condizione di Jeff, non può che richiamare alla mente John Savage ne Il cacciatore di Michael Cimino. Impossibile dimenticare il capolavoro del regista più controverso e incompreso della storia del cinema e di certo è difficile cancellare dagli occhi la drammatica sequenza nella giungla vietnamita che segnerà per sempre i tre ragazzi della Pennsylvania. Ora, lì si parlava di una guerra reale, priva di logica come tutte le guerre, ma che aveva un volto e una collocazione, qui invece non fatichiamo a comprendere di essere tutti potenziali reduci di una guerra invisibile e silente, pronta a contare le proprie vittime senza una vera ragione.

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Le scene dell’attentato che Jeff rivive nei momenti più oscuri del suo disturbo post tramautico sembrano davvero provenire da un campo di battaglia dove soldati senza divisa cadono sotto i colpi del nemico. Ma il vero handicap di Jeff oltre ad essere fisico è soprattutto mentale perché sarà costretto a combattere una dura battaglia con se stesso che lo porterà sull’orlo del baratro. Considerato suo malgrado un eroe, per aver contribuito ad identificare uno degli attentatori, non saprà tener testa all’inevitabile accanimento mediatico che lo renderà vittima per la seconda volta e non riuscirà a sopportare l’enorme peso di essere un simbolo.

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Questo fino a quando non incontrerà Carl, il suo soccorritore che gli insegnerà a trasformare il tiro mancino di un destino beffardo, in una risorsa capace di arricchire se stesso e gli altri. Prima fra tutti Erin, che non avrà paura di capovolgere le regole e regalare a Jeff una seconda chance. Il regista tratta la vicenda, che non si limita solo al riscatto di un uomo messo a dura prova dalla vita, in modo classico, forse troppo.

Il film tiene e in vari momenti appassiona, ma non si accende mai, restando sempre al di sotto delle proprie potenzialità. Intendiamoci le intenzioni sono pregevoli ed è giusto portare alla luce una storia che, brutto a dirsi, potrebbe riguardare tutti. Ma quello che manca è la scintilla, il lampo, capace d’illuminare un presente oscuro che ci rende tutti figli di un Dio minore.

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