Cuernavaca, il ritmo lento delle formiche

in Concorso al Festival del Cinema di Roma – di Laura Caporusso

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La vita di Andy viene profondamente scossa dalla morte della madre ed è costretto a trasferirsi a Cuernavaca nella casa della nonna paterna che, tra rigide regole e frasi lasciate a metà, nasconde al piccolo nipote tanti segreti riguardanti suo padre. Così Andy, spinto anche dalla curiosità nei riguardi del figlio del giardiniere, decide di intraprendere da solo le ricerche di suo padre disobbedendo alla nonna in maniera repentina e crescente.
Il tema del disagio giovanile fa da cornice a questa storia ambientata nel Messico dei nostri giorni, in cui la divisione netta della popolazione tra “gente ricca” e “gente povera” viene evidenziata dalle baraccopoli che sovrastano le maestose case signorili. Il rapporto che si viene a creare tra Andy e il figlio del giardiniere sembra inizialmente richiamare la favola de Il Principe e il Povero, seppure con delle sostanziali modifiche e adattamenti: i due cominceranno a confrontarsi sul mondo, a farsi forza a vicenda per resistere alla “perfida strega”, ovvero la nonna di Andy che, seppur mantenendo l’immagine di donna austera padrona della sua vita, la sera si lascia andare all’alcool e alle lacrime.

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Tutto ciò che Andy vuole è poter riabbracciare suo padre, misteriosamente “in viaggio per lavoro”; alle insistenti domande di Andy su quanto tornerà suo padre, la nonna si limita a tergiversare rispondendo “Sembri un detective!”. L’unico modo che ha Andy per sopperire alla mancanza dei suoi genitori è cercare di distrarsi con diverse attività quotidiane, che vanno dalla raccolta dei frutti per farne una marmellata al giocare con una zia affetta da sindrome di Down e amante dei gatti.

C’è un elemento che torna costantemente per tutta la durata del film: le formiche. Andy ne sembra quasi ossessionato portandolo anche ad avere incubi inquietanti durante la notte. In una scena, in particolare, il regista sembra voler richiamare il film Un Chien Andalou di Luis Bunuel: durante uno dei suoi incubi Andy sogna la madre stesa in terra e piena di formiche che si vanno ad accumulare nella sua mano aperta.

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A questo punto la domanda sorge spontanea: perché? Perché questo bambino sembra essere così affascinato dalle formiche rosse e dal loro essere predatrici di cadaveri? Come può un bambino di soli otto anni essere ossessionato dalla morte e dalla decomposizione, che sia essa umana o vegetale?

Non aiuta, pertanto, il ritmo lento della narrazione, che inizialmente sembra avere una trama interessante e un argomento buono per un dibattito, mentre verso la metà del film assume un tono quantomeno interrogativo e apparentemente “senza senso”.

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