Lola + Jeremy: amore, bugie e videotape

di Laura Caporusso

Lola+Jeremy 3 Out Out.jpg

Decimo arrondissement di Parigi: Lola e Jeremy s’incontrano quasi per caso e fin da subito scatta tra i due il tanto agognato colpo di fulmine. Insieme decidono di realizzare un video diario della loro storia d’amore, anche se per motivi differenti: Lola, infatti, vorrebbe che i vari filmati vengano poi fatti vedere ai loro futuri figli; Jeremy, invece, per rendere partecipe il padre malato della sua storia d’amore.

Il ragazzo, però, mente alla sua amata sui reali motivi che lo hanno spinto a impugnare la videocamera; Lola ne viene a conoscenza, e da qui ha inizio il vero e proprio calvario del povero protagonista, fatto di mille mosse per cercare di riconquistare l’amore perduto. Jeremy, sapendo della passione di Lola per i supereroi, darà vita, insieme ai suoi amici di sempre, a una banda di supereroi dediti al rapimento di persone famose: il riscatto sarà, per l’appunto, l’ignara Lola.

Lola+Jeremy 2 Out Out.jpg

Anche se di primo impatto potrebbe ricordare Se mi lasci ti cancello, in cui i protagonisti maschili cercano in tutti i modi di far innamorare di nuovo la protagonista femminile, in realtà la pellicola di July Hygreck si dimostra attuale, spiritosa, drammatica ma non troppo, ironica e coinvolgente.

I continui parallelismi tra il film della Hygreck ed Eternal sunshine of the spotless mind sono presenti durante tutta la durata della pellicola: non a caso il film di Micheal Gondry è l’opera preferita di Lola; lo stesso Gondry è presente nel film nella parte di sé stesso; il rapporto tra Lola e Jeremy ricorda, seppure in modo molto velato, quello tra Clementine e Joel.

I camei all’interno di Lola + Jeremy sono tre, e sono anche ben realizzati: il primo è Manu Katché, famoso batterista che per anni ha lavorato al fianco di Peter Gabriel; Youssoupha, famoso rapper della scena francese, e infine il già citato Micheal Gondry.

Lola+Jeremy 1 Out Out.jpg

La storia è ben pensata e ben scritta, tanto da risultare piacevole per tutti gli ottantacinque minuti di durata. La regista si è dimostrata capace nel suo ruolo dando vita a un qualcosa di nuovo e raramente visto in giro. La fotografia è ottima, tanto da rendere ancora più vicini a noi i diversi personaggi della storia. Lo stratagemma di utilizzare per gran parte del film la soggettiva, o point of view, ha fatto sì che lo spettatore si calasse nei panni o di Jeremy o di Lola fin da subito, entrando di conseguenza all’interno della storia: in pochi, fino a questo momento, ci erano riusciti.

L’idea geniale sta nel fatto che vengano alternate riprese classiche, quali panoramiche, primi piani, piani sequenza, ecc…, a un’interfaccia digitale che richiama in tutto e per tutto lo schermo di un pc. Una sorta di Sesso, Bugie e Videotape in formato 3.0. Di conseguenza gli effetti speciali, quali vignette, fumetti, scritte in sovrimpressione, non sono fastidiose né tantomeno disturbanti all’interno della trama, bensì compaiono in modo armonioso e per nulla prepotenti.

Il picco di comicità del film si raggiunge nel momento in cui Jeremy decide di creare la banda pseudo criminale: su una falsa riga de L’armata Brancaleone i vari personaggi sono costretti a indossare maschere di supereroi abbastanza famosi. Tutti tranne uno: al povero Mickael tocca la maschera di un maiale, e alla sua domanda “perché a me?” la risposta che gli viene data è “al negozio avevano finito i costumi”.

Il film è già diventato Blockbuster, e se queste sono le premesse dovremmo aspettarci davvero tanto.

Rispondi