L’età (im)perfetta per vendicarsi

di Quinto De Angelis

L'età imperfetta. Marina Occhionero ed il cambio di fuoco. OutOut Magazine.jpg

In una grande palestra Camilla (Marina Occhionero) osserva la sua amica Sara (Paola Calliari) mentre si esibisce per un importante audizione. Camilla viene ripresa di spalle, è in primo piano, ma non è a fuoco, la sua immagine è sfocata. La macchina da presa è interessata alla figura danzante di Sara, rendendola nitida e quindi protagonista della visione. Un secondo dopo tutto cambia; il corpo di quest’ultima perde il fuoco a favore di Camilla che smette di essere un soggetto sotto l’influenza di Sara e diventa autonomo. Il cambio di fuochi è sinonimo del mutamento del pensiero della protagonista, le relazioni mutano, non è più chiaro cosa passano tra le menti delle ragazze. Le incertezze aumentano e il film entra nel vivo.

Questa scena è la linea di demarcazione che divide il film. La prima parte è un film ordinato, semplice nella storia: la ragazza perfetta che si perde nel giro delle amicizie sbagliate. Ma dalla scena sopra citata abbiamo uno sconvolgimento dovuto al crollo delle certezze. Lo stesso crollo che ha la protagonista, che smette di fidarsi dell’amica, lo viviamo anche noi poiché il montaggio cambia, tende ad essere più veloce. Cambiano anche le inquadrature che sono più corte come se fossimo in un video clip. Caratteristica dei video clip è la presentazione della musica tramite immagini. La musica che caratterizza il film è quella classica su cui le ballerine ballano. Essa, da base su cui rilassarsi, diventa sottofondo del male e del turbamento interiore creando un forte effetto di straniamento. Tra le due parti del racconto filmico un solo filo conduttore: l’evoluzione del personaggio di Camilla. La ragazza inizialmente viene presentata come una studentessa modello, formata da sani valori, pudica e rispettosa del prossimo. Repentinamente la vicinanza con Sara la condurrà verso un repentino cambio caratteriale che invece di renderla più sicura la trasformerà in diffidente di tutti ed egoista fino a prostituirsi pur di vendicarsi per i presunti torti subiti.

L'età imperfetta. Marina Occhionero e Paola Calliari. OutOut Magazine.jpg

Elemento di riflessione è la particolare modalità con cui il regista (Ulisse Lendaro) ci mostra i momenti più importanti della vicenda. Essi non sono mai mostrati chiaramente ma spesso sono filtrati, ostacolati da elementi di disturbo. Scene dal forte impatto emotivo vengono mostrate dallo specchio (vedi l’atto di bulimia di Sara), oppure attraverso un’inquadratura per metà coperta da un angolo (l’aggressione a Sara), oppure ostacolata dalla presenza di molte persone davanti alla macchina da presa (come per la scena in discoteca).

Il film presenta una visione estremamente pessimista delle nuove generazioni attraverso una degenerazione dei valori tradizionali. Purtroppo la seconda parte del film è di maggior impatto visivo rispetto alla prima ed è anche maggiormente godibile. Da apprezzare è l’ottima fotografia con un sapiente gioco di luce che rende la pellicola estremamente naturalista. Sottolineiamo la buona recitazione della Occhionero che brilla rispetto ad altre prove opache.

L'età imperfetta. Anna valle e Marina Occhionero. OutOut Magazine.jpg

Il regista del film utilizzerà come mezzo espressivo due elementi: Il primo, l’abbiamo già annunciato, è la visione distorta e l’altro mezzo espressivo sono i corpi delle protagoniste, in particolare l’espressioni facciali. Le figure delle due ragazze vengono riprese nelle più disparate pose, vogliono diventare ballerine a livello professionistico e devono rimanere fisicamente perfette. Nonostante tutto i loro corpi manterranno sempre la “grazia” (Ad inizio del film una voice over ci avverte come l’elemento essenziale di una ballerina è il mantenimento della grazie corporea) ma il mutamento facciale sarà la chiave per capire i loro pensieri. Il viso di porcellana di Camilla, che vediamo ad inizio film, si muterà presto in un viso rosso d’ira, sotto una luce al neon che la rende un essere spettrale che vaga nella notte. Gli occhi ci vengono mostrati sempre più opachi, si spengono come stelle che muoiono sotto i colpi del MD e dell’ invidia. Il regista si sofferma sui dettagli dei corpi; i piedi sanguinanti delle ragazze sono in prima piano filtrato da un fascino morboso verso i calli delle ballerine. la bellezza verso il tumefatto ed il copro imperfetto che ripercorre la carriera dell’autore ci fa tornare in mente il film che gli ha dato la fama: Medley – Brandelli di scuola. Anche in questo film vediamo un attrazione spudorata verso questi corpi che ci vengono mostrati nella loro interezza e quindi nella loro mancata perfezione tipica adolescenziale. Imperfezione non solo esteriore ma sopratutto interiore. Sentimenti repressi che vengono fatti esplodere davanti alle persone sbagliate e che provocano isolamento da tutto ciò che si avvicina a noi. Delusione, senso di smarrimento, sconfitta sono sempre nascosti perché la cosa più importante è mantenere la “grazia” nonostante tutto.

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