Il dietro le quinte di La ragazza nella nebbia. Incontro stampa

di Cristina Cuccuru

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Il 24 ottobre 2017 si è tenuta la conferenza stampa del film La ragazza della nebbia, alla quale hanno presenziato il regista Donato Carrisi, i produttori della Colorado Film Maurizio Totti e Alessandro Usai, Giampaolo Letta della Medusa Film ed il cast artistico quasi al completo, orfano però della presenza di Toni Servillo.

I riflettori son puntati subito su Carrisi, al suo esordio come regista ma di certo non nuovo nell’ambiente cinematografico, in quanto la sua carriera è iniziata come sceneggiatore: “Sul set non mi hanno riconosciuto come sceneggiatore, credevano che fossi il ragazzo che portava le pizze e i caffè. Dopo tre giorni se ne sono accorti e mi hanno messo una sedia accanto al regista. Per me l’anomalia era proprio quella, mi sembrava abbastanza naturale che lo sceneggiatore portasse le pizze e i caffè e capire un po’ il meccanismo del set. La mia scrittura ne ha beneficiato, io scrivo per immagini, come se avessi non la penna ma una macchina da presa”.

Si discute in seguito all’indagine sul male che il film propone e al rapporto che ogni personaggio ha con esso, in particolare il dottor Flores, interpretato da Jean Reno: “Il mio personaggio è uno psichiatra e compito degli psichiatri è proprio quello di indagare, di scavare nella mente degli altri, proprio cercare di rubare delle cose negli altri, quindi anche cercare di indagare su quello che è il male in tutte le sue forme”. Alessio Boni continua: “Questa sceneggiatura va proprio a scandagliare il male che potrebbe serpeggiare dentro ognuno di noi: avvocati, giornalisti, architetti, attori…

Alla domanda per Carrisi se il motivo per il quale ha scelto di portare in scena lui stesso la sua opera scritta, fosse per una questione di mancanza di fiducia nel lavoro di qualcun altro, lo scrittore/regista risponde: “Io non penso alla professione di scrittore come ad una professione individuale, richiede sempre un team. Quindi quello che avete visto non è un film di un autore, ma un film d’autori, dove ognuno ha avuto modo di portare un contributo e non parlo solo del cast ma anche dello scenografo, della costumista, dell’autore della fotografia e quello delle musiche. Quindi c’è stato veramente un rapporto di grande fiducia”.

Si parla ovviamente anche del coinvolgimento da parte dei media nei fatti di cronaca e a tal proposito Carrisi dice: “C’è una cosa che nessuno dice: il crimine è un business. Per commentare un fatto di cronaca mi hanno mandato in un pesino di provincia, dove c’era una pizzeria che stava fallendo. Poi all’improvviso i riflettori si sono accesi su quel paese, sono arrivati i giornalisti ed in particolare quella pizzeria ha iniziato a beneficiare di questo circo che metteva le tende in città. Non c’è soltanto un circo mediatico, ma anche un circolo vizioso, che riguarda i media, gli investigatori ma anche il pubblico che è in attesa famelica di notizie. Nessuno si può assolvere, tantomeno io che faccio parte di questo modo di esplorare la realtà”.

La prima volta di Carrisi alla regia fa riflettere infine sulla possibilità che altri scrittori possano seguire il suo esempio in virtù di una maggiore fedeltà da parte del film nei confronti dell’opera madre: “Un autore ha la sua visione della storia. Quando facevo lo sceneggiatore, evitavo sempre di sceneggiare i libri perché c’era sempre il fiato sul collo dell’autore, di cui avevo paura. In questo caso ho ammazzato l’autore del romanzo, gli ho sparato il primo giorno di riprese, non mi ha rotto le scatole e quindi sono diventato un’altra persona”.

Ultima parola ad uno dei produttori, Alessandro Usai, che racconta il rapporto della Colorado Film con l’autore: “La storia con Donato è in realtà una storia lunga, ci siamo conosciuti ormai quasi dieci anni fa. Lui aveva appena pubblicato Il Suggeritore che ho letto incuriosito e con Maurizio [Totti] gli abbiamo detto: dobbiamo fare qualche cosa. Poi all’epoca Il Suggeritore era stato opzionato da Ridley Scott e quindi ero arrivato tardi, ma la storia è nata lì. Poi siamo diventati grandi amici ma abbiamo sempre fatto cose diverse, finché due anni fa abbiamo deciso che volevamo fare qualcosa di diverso in Italia ed il thriller era un genere che ci sembrava bello e quindi gli abbiamo commissionato la sceneggiatura che in realtà è nata prima del libro. Quando il suo editore ha letto la sceneggiatura gli ha detto: ferma tutto, devi scrivere questo libro. Quindi c’è un doppio salto perché è una sceneggiatura che è diventata un libro che poi è diventato un film”.

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