Un borghese piccolo piccolo: uno spaccato dell’Italia che non cambia mai

di Giulia Russo

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Giacca, cravatta e ombrello. Al Teatro Eliseo – dal 17 ottobre al 5 novembre – va in scena Un borghese piccolo piccolo dal racconto del 1976 di Vincenzo Cerami.

A ridar vita al personaggio che fu di Alberto Sordi ci pensa Massimo Dapporto, che mette in scena una storia che più si avvicina a quella del romanzo. La vicenda è quella di Giovanni Vivaldi, impiegato del Ministero che tenta l’impossibile pur di sistemare il figlio Mario nello stesso dipartimento. La scorciatoia che usa è quella dell’affiliazione alla Massoneria: un libro rosso, tre improbabili prove ed uno scambio di favori infinito. Durante una rapina il giovane Mario viene ucciso per errore da un colpo di pistola e da qui la vita di Giovanni e sua moglie Amalia prende una piega inaspettata. Una vita passata a lavorare, a cercare di trovare un buon posto di lavoro per il figlio… tutto perde senso. Il tragico epilogo vede il capofamiglia imbattersi nell’assassino di suo figlio e senza denunciarlo lo cattura e tortura fino ad ucciderlo; la moglie, muore il primo giorno di pensione del consorte.

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Uno spettacolo che dopo quarant’anni rimane incredibilmente attuale nei temi: soprattutto quando si parla di raccomandazioni e di giustizia personale. Un borghese piccolo piccolo è uno di quei racconti che potrebbe essere messo in scena in qualsiasi periodo dell’ultimo secolo. Pur di favorire il figlio, Giovanni si prostra ai piedi di grotteschi burocrati mettendo da parte il suo “io” e le sue convinzioni cattoliche, reputando la giustizia personale la giusta strada da intraprendere per vendicare la morte del figlio.

Dapporto equilibra un personaggio complicato: la commedia e il dramma che si fondono nella vita di un impiegato medio. Non da meno è il resto della compagnia: Susanna Marcomeni nel ruolo che fu di Shelley Winters, Roberto D’Alessandro in quelli del Dottor  Spaziani ed i più giovani Matteo Francomano e Federico Rubino.

Le musiche sono di Nicola Piovani, amico di Cerami con cui aveva collaborato per La vita è bella – che gli è valso un Oscar alla migliore colonna sonora nel 1999.

 

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