Il santuario dell’illusione: The Square

di Laura Pozzi

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Diciamolo subito, The square, vincitore della palma d’oro all’ultimo festival di Cannes non è un film per tutti. Con i suoi 145 minuti, non rende vita facile a nessuno, soprattutto a chi ha poca dimestichezza con una cinematografia (almeno in Italia) poco frequentata. Ma se Pedro Almodòvar insieme alla giuria, ha voluto premiarlo con il massimo riconoscimento un motivo deve pur esserci.

Probabilmente il segreto è in quella scena, emotivamente destabilizzante che affonda come un pugno nello stomaco, provocando un senso di smarrimento tale, da riconoscersi nell’inquietante interrogativo che il film pone: “Quanta crudeltà è necessaria per accedere alla vostra umanità?”. Ma andiamo con ordine.

the square 1.jpgChristian, uomo elegante e di buone maniere è il curatore di uno dei più prestigiosi musei d’arte contemporanea a Stoccolma. La struttura si appresta ad ospitare un’installazione chiamata The square, che altro non è che un quadrato luminoso entro il cui confine tutti hanno gli stessi diritti e doveri. Una sorta di santuario che invita all’altruismo e alla condivisione. Christian crede di rispecchiare fermamente quei valori, ma quando viene derubato del portafogli e cellulare, la sua reazione decisamente infantile e poco prevedibile, darà inizio ad una serie di eventi che faranno piombare la sua vita nel caos più totale.

Il regista Ruben Ostuld, torna sulla tema della responsabilità individuale, argomento che gli sta particolarmente a cuore e che  aveva già affrontato nel notevole Forza maggiore. Ovviamente lo affronta a suo modo con quel mix di ironia e provocazione che contraddistingue il cinema nordeuropeo. Tante situazioni nel film sono al limite dell’assurdo, ma grazie a questo umorismo “scorretto”,  il regista trova la chiave giusta per analizzare una società completamente monopolizzata dai media e sempre sul punto di esplodere. Un po’ come la contestatissima clip creata dai PR del museo per promuovere la mostra filmando qualcosa di diverso pur se eticamente discutibile, al  fine di destare più interesse. Questa è la società di cui parla Ostuld  e non fa eccezione la pacifica ed almeno in apparenza egualitaria Svezia.

the square 2.jpgLa storia è anche un’importante riflessione sulla debolezza della natura umana, che si alimenta in particolar modo con la crescita della povertà e del numero dei senzatetto. Il registra mostra molto bene gli effetti e i dilemmi che provoca questa convivenza forzata e lo stesso Christian, malgrado i buoni propositi non potrà che esserne vittima. Se da un lato Ostuld, ci parla della crisi dell’individuo,  dove tutti per qualche motivo sembrano affetti dalla sindrome di Tourette stesso discorso vale per l’arte contemporanea che non è più funzionale alla realtà, ma diventa realtà stessa.

E qui torniamo alla famosa scena di cui prima, dove una performance artistica di un uomo scimmia presentata durante una serata di gala, si trasforma in aggressione fisica e mentale a danno dei presenti. Ma quello che risulta scioccante è la reazione dei malcapitati, vittime inermi del cosidetto “effetto spettatore”, una forma di inibizione nell’aiutare il prossimo quando sono presenti altre persone. Se The square, appare per certi versi respingente,  per altri è innegabile la sua vocazione di portare alle estreme conseguenze le peggiori tendenze dei nostri tempi, stimolando il pensiero critico verso aspetti della vita che diamo per scontati.

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