Il mio Godard. Incontro con Garrel e Hazanavicius

di Laura Pozzi

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Nel bel mezzo di una calda mattinata autunnale, si è svolta a Roma presso la Casa del Cinema la conferenza stampa de Il mio Godard, pellicola firmata dal premio Oscar Michel Hazanavicius. Accompagnato dall’attore protagonista Louis Garrel, abbiamo assistito a una bella lezione di cinema. Il film uscirà nelle sale il prossimo 31 ottobre.

Le Redoutable

Hazanavicius: Il titolo originale del film Le Redoutable (Il Temibile), si riferisce al primo sottomarino nucleare francese, lanciato nel 1967 a cui più volte nel corso della storia si fa riferimento. Probabilmente è un titolo con scarso appeal, perché in quasi nessun Paese dove il film ha trovato distribuzione, è stato tradotto in modo corretto. Negli Stati Uniti uscirà come Godard mon amour. Del titolo italiano sono comunque soddisfatto.

Jean Luc Godard

Hazanavicius: E’ difficile capire chi sia veramente Godard. Quello che appare sullo schermo è una catena di punti di vista. E’ un personaggio sfaccettato, paradossale, libero e complesso. Nello stesso corpo convivono il Godard che conosciamo e Jean-Luc. Per avvicinarmi al suo universo, ho preso spunto dal libro di Anne Wiazemski, Un an après, scritto 50 anni dopo la fine del loro rapporto. Anne lo ama profondamente nonostante i suoi lati oscuri e nel film m’interessava molto che un personaggio a priori poco amabile sia amato da un altro personaggio. Può far cadere una serie di reticenze. Il Godard che personalmente preferisco, è quello del primo periodo. Film di una certa importanza commerciale, ma realizzati con budget limitati capaci di affascinare e sedurre il pubblico. Sono molto lontani da me quelli realizzati con il Gruppo Dziga Vertov e anche se rispetto il suo percorso non mi sognerei mai di dire ai miei figli: “stasera pizza e Lotte in Italia!”. Non giudico le sue scelte, anzi ammiro il suo coraggio di ritagliarsi un percorso diverso rispetto a quello che aveva fatto.

Garrel: Accettare questo ruolo era tutt’altro che scontato. Per qualunque attore, la prospettiva di interpretare Godard incute un enorme timore. Poi Michel ed io abbiamo parlato in diverse occasioni, spiegandomi che non si trattava di un film su Godard, ma di un particolare momento di svolta della sua vita che converge con un momento di svolta storica. Godard si allontana dal cinema tradizionale realizzando film senza più personaggi o attori, taglia i ponti con i suoi conoscenti e diventa un militante. La sua relazione con Anne ne subisce irrimediabilmente gli effetti sgretolandosi giorno dopo giorno. E’ un film senza nostalgia e lo sguardo adottato da Michel si pone a metà strada fra il comico e il critico. Questo perché Godard è un personaggio provocatorio e paradossale che lo porta ad innamorarsi pur essendo incapace d’amare. 

Maggio ‘68

Hazanavicius: Ho voluto dare un taglio comico a questo particolare periodo storico, cosi determinante nella vita del regista francese e così poco spesso raffigurato nel nostro cinema. Avevo voglia di dargli una ventata d’aria fresca, dei colori, della gioia. Mettere in scena le folle, quei giovani, i loro volti mi è sembrato un segno di grande rispetto nel mostrare il ’68. E mi ha soprattutto permesso di mostrare un Godard maldestro, capace di suscitare autentiche risate. Nel ’68 i rivoluzionari emanavano gioia vitale, oggi quello spirito si è perso e vengono visti come individui tristi e deprimenti.

Garrel: è la terza volta che recito in un film ambientato in questo periodo. Nei due precedenti The Dreamers di Bernardo Bertolucci e Les Amants réguliers di mio padre la prospettiva era molto diversa. C’era quasi una visione poetica. Michel ha invece utilizzato i codici della commedia italiana, tanto che mi sembrava di essere in un film di Ettore Scola! Per questo non è un film realista e non ambisce di certo ad essere un documentario. E’ la storia di un’epoca che non esiste più, trattata con assoluta leggerezza. Ma è soprattutto una storia d’amore.

Il cinema oggi

Hazanavicius: Credo nella capacità di comunicare del cinema. Allora i film erano qualcosa di prezioso, per vederli si usciva e si andava nelle sale. Oggi l’uso dei smartphone li ha volgarizzati e resi meno importanti.

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