Gli asteroidi: un cast di giovanissimi

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Alla tavola rotonda post visione, mancava all’appello soltanto Pippo Delbono (alias Guido che nel film veste i panni dell’orco, tra il cattivo e il grottesco). È il regista a prendere la parola per primo e ad avvertire subito che l’attore emiliano era impegnato in un altro set. Con uno di quei video che mandiamo agli amici in perfetto stile friendly e amatoriale, la sera prima Pippo aveva inviato i suoi saluti.

È stato un bel modo per rompere il ghiaccio: in sala la freddezza inziale che allontana gli animi di attori e giornalisti si è sciolta anche perché la spontaneità di Delbono è a dir poco travolgente. Parlando delle riprese l’attore emiliano dice: “Ricordo le sensazioni olfattive delle campagne, lo strano dipinto estivo della Bassa, un caldo torrido, i capannoni abbandonati delle zone industriali, un sentimento che vacillava tra la vita e la morte”. E il dialogo prosegue proprio in questa direzione: Germano Maccioni, regista per la prima volta di un lungometraggio, racconta la suggestione del paesaggio industriale, segno di un progresso e di un’economia florida che dal 2008 ha subito una battuta d’arresto – la crisi, ragazzi! – e ha lasciato il posto a un senso di straniamento e di vuoto. Una sorta di nichilismo esistenziale e di disorientamento che le nuove generazioni conoscono da vicino, soprattutto i nati negli anni Novanta. “La definizione di film complicato è giusta ­­­– spiega Maccioni – è pieno di significati esistenziali e di riferimenti filosofici che non vengono spiattellati”. Infatti lo spettatore le percepisce attraverso la combinazione di vari elementi: riprese dal basso e poi fisse sugli occhi, i brani musicali tra cui due inediti molto allusivi de Lo Stato Sociale che ha scritto ad hoc anche la colonna sonora (il nuovo disco tra l’altro uscirà il 24 ottobre); e poi inquadrature panoramiche spesso orizzontali, giochi di luci e penombre.

Gli-asteroidi_locandinaRegista e produttore raccontano anche l’avvincente e il difficile retroscena: “Essendo un’opera prima anche per noi di Articolture, trovare sponsor e contributi non è stato semplice. Il lavoro è stato realizzato con il contributo di Ocean Productions insieme a Rai Cinema con un finanziamento di circa 700 mila euro e 25 settimane di ripresa” spiega Ivan, uno dei produttori. Il film, una distribuzione dell’Istituto Luce Cinecittà, uscirà il primo novembre in Emilia con 7/8 copie e poi in tutto il territorio nazionale. I lavori sono iniziati nel 2014 e un punto che si è rivelato decisivo e positivo ma che poteva essere un’arma a doppio taglio è stata la scelta di inserire nel cast principale attori non professionisti e tra l’altro giovanissimi. Oltre a Delbono, l’altro nome importante del cinema italiano è quello di Chiara Caselli: “è stato bello lavorare con giovani non professionisti che hanno comunque dimostrato una grande maturità artistica e personale. Il confine tra attori professionisti e non è labile: in questo caso credo che il regista abbia scelto gli attori giusti!”.

La curiosità a questo punto è forte: come li ha trovati questi giovani?

Nel film loro sono Pietro, Ivan, Chiara e Cosmic, altro assente alla chiacchierata. Un peccato perché il suo personaggio ha un ruolo chiave nella storia ed è forse il più particolare dei quattro. Ecco le loro riflessioni:

Nicolas Balotti, 21 anni: “Per me tutto è iniziato per curiosità. Alle scuole superiori ho studiato tecniche e arti visive, ma mai avrei pensato di recitare in un film! Di Ivan mi ha subito colpito la sua storia: un ragazzo che è dovuto crescere troppo in fretta, con il padre alcolizzato e la madre che è scappata. Commette degli errori, come tradire l’amico, ma fa parte della crescita. Mi sono divertito e anche se all’inizio ho provato un po’ di imbarazzo a girare scene da solo con un attore affermato come Delbono, dopo poco mi sono sentito subito a mio agio”.

Riccardo Frascari, 20 anni: “Io invece frequentavo il quarto anno quando nella mi scuola è stato aperto un bando per partecipare ai provini; dovetti parlare con la vicepreside perché era rivolto solo alle classi quinte e io non avrei potuto partecipare. Poi si è liberato un posto e da lì è iniziato tutto. Il mondo dello spettacolo mi ha sempre affascinato fin da piccolo allora… il treno è passato e io l’ho preso! Del mio personaggio mi ha subito catturato la sua forza. Anche se deve ancora capire chi è e cosa vuole nella vita, riesce a superare e a resistere a tutti gli eventi: dal suicidio del padre, alle scelte sbagliate e pericolose. È stato difficile interpretare la sua timidezza perché è una caratteristica che non mi appartiene”.

Adriana Barbieri, 19 anni: “Io sono entrata nel cast più tardi e in un primo momento ho avuto un rapporto conflittuale con il mio personaggio: mi stava davvero antipatica! Non sopportavo quel suo modo di restare ferma e indifferente nel caos delle situazioni che succedevano intorno a lei. Poi ho capito che invece era davvero forte e allora i ruoli si sono invertiti: ero io a sentirmi più immatura di lei. Grazie a lei ho capito che spesso è difficile restare integri e fermi in una determinata posizione quando tutto intorno è un marasma. A volte è più facile prenderne parte”.

E Cosmic? “Lui è il personaggio che poteva fare tutto ciò che non potevano fare gli altri”.

Una storia emozionante, ricca di spunti, dove ogni attore ha dovuto ricercare una verità. Quella del proprio personaggio, per renderlo verosimile, reale, credibile. Vero.

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