Gli Asteroidi: tra campagne desolate e vuoto esistenziale

di Gabriella Zullo

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I paesaggi e la fotografia sono in assoluto i punti di forza del film. La pianura padana desolata, zone industriali costellate di capannoni dismessi, tre giovani che stanno provando a crescere e a capire cosa conta e cosa vogliono nella loro vita; esistenze che cercano una via di fuga dal vuoto e dall’assenza di futuro che l’industria ha creato.

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Storie ordinarie, se vogliamo, che i giovani di oggi possono comprendere più di ogni altro. Il film è stato girato tra Dozzano Emilia e San Lazzaro. I luoghi sono quelli di una provincia industriale, sconfinata, alienante che ha subìto gli effetti della crisi economica. Ed è in questo ambiente che i personaggi cercano di trovare uno spazio adatto a loro e trovare un senso alle proprie vite. Il sentimento che li accomuna è quello di vuoto, nichilismo esistenziale; è quello del “non c’è più nulla in cui credere”, non c’è nessun Dio che possa salvarli; non ci sono risposte, ci sono solo zero aspettative, zero stimoli e disorientamento.

I protagonisti sono Ivan, Pietro e Cosmic: tre diciannovenni in conflitto con la famiglia, la scuola e la società – ricordano, per certi versi, la ribellione brizziana di Jack Frusciante. Nel bel mezzo di questa crisi esistenziale, si danno a piccole rapine nelle chiese della zona. I furti della “banda dei candelabri” vengono architettati da Ugo, un ex pregiudicato interpretato da Pippo Delbono. Ivan propone a Pietro di partecipare a un colpo grosso, ma le conseguenze saranno fatali e stravolgeranno il loro mondo. Nel frattempo Cosmic, l’amico un po’ strambo e fissato con questioni astronomiche e filosofiche, è convinto che un asteroide precipiterà sulla Terra e annienterà l’umanità. Mentre la “fine del mondo” si avvicina, gli eventi continuano il loro corso e la vita fa quel che deve fare.

Il film, vincitore al Locarno Festival, è un mix di dramma, azione e fantascienza. C’è un chiaro motivo ispiratore che viene da Deserto Rosso di Antonioni: un riferimento esplicito si ha nelle scene della stazione astronomica dove recitò Monica Vitti.

Una storia, questa, che spinge alla riflessione e cui è stato riconosciuto un grande impegno culturale. Una delle ultime scene vi rimarrà impressa, è una delle più emozionanti e commoventi:

Cosmic: “Pietro, hai capito cosa conta veramente nella tua vita?”

Pietro: “No, non ancora…”

Cosmic: “Allora cerca di capirlo. E quando l’hai capito, custodiscilo e proteggilo sempre!”

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