L’oblio dell’essere. La vita è altrove

di Claudia Didio

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Nel corso dell’invasione da parte dell’URSS nella sua Boemia, Milan Kundera decide di fare un passo indietro, esattamente al 1948, anno del colpo di Stato comunista, e tentare di comprendere le modalità con cui una generazione e soprattutto un’intera classe di artisti si sia lasciata folgorare dalle illusioni e dai riflessi di una realtà politica in cui la gente ha “disimparato la libertà”.

“E se la giovinezza è il tempo dell’inesperienza, qual è il rapporto tra inesperienza e brama d’assoluto? O brama di assoluto e fervore rivoluzionario?”. Attraverso il giovane poeta Jaromil, l’autore analizza il lirismo ovvero la giovinezza e la poesia, due aspetti importanti dell’esistenza, ma in particolare il loro indissolubile legame con la rivoluzione, con cui si fondono e da cui essa trae linfa vitale. La rivoluzione comunista rappresenta il trampolino di lancio di Jaromil per svincolarsi dapprima da una figura materna apprensiva ed invadente, onnipresente, la quale ha riversato ogni gesto, azione, aspettativa, plasmando una creatura fragile e insicura; dalla famiglia, dai condizionamenti borghesi e dall’amore.

7adfede093d6eb1fb6f075de238dd922_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyUna tipologia assoluta di amore in cui ricerca l’atteggiamento lirico, ma anche le chiavi per l’accesso nell’adultità. Ben presto però questo si rivela tanto apparente quanto fallace, facendo emergere la corsa verso una maturità mai raggiunta nella forma di un paio di mutandoni poco eleganti e del peso esistenziale associato a tale occasione. Sbrigliato di ogni legame, tutto diviene in funzione della ‘Signora Libertà’, o meglio dell’illusione effimera di essa, dietro cui si cela la schiavitù dell’Idealismo. E si sa il germe delle ideologie genera mostri che antepongono le idee alle persone. Tuttavia Jaromil non è il “prodotto del comunismo”, la storia rivela la sua mostruosità, sebbene non ne sia la causa. Così il poeta si ritrova a sfoggiare un sanguinoso sorriso passeggiando accanto al suo stesso oppressore.

Jaromil fa delle proprie opere la sua vita, immergendosi totalmente fino al punto di perdere il contatto con la realtà. È profondamente attaccato alla sua poesia, al surrealismo, al mondo che ha in maniera minuziosa creato delineando la figura di Xaver, il suo alter ego, un giovane rivoluzionario coraggioso e indipendente che si destreggia da un sogno all’altro, metafora di che tipo di uomo, ossia libero, il poeta vorrebbe essere e di come in realtà non è. Sì perché di fatti La vita è altrove, la “vera vita” direbbe Rimbaud, lontana dall’immaginazione, dall’idealismo, dalle illusioni giovanili, dal lirismo e dalle utopie in cui costantemente si cerca riparo.

Creazione incoerente del romanzo, Jaromil non è la mera descrizione storica di un’epoca, bensì il riflesso dell’esistenza umana e della sua profondità per mostrare ciò che la storia ha lasciato, cambiato, stravolto o dimenticato.

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