Vampiretto, quel che resta è la morale

di Quinto De Angelis

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Vampiretto è un film diretto Richard Claus e Kastern Kilerich che uscirà in Italia il 17/10/2017. Il film è l’ennesima trasposizione dei libri di Angela Sommer-Bodemburg che vede protagonista il vampiro Rudolph che rimane isolato dal resto della sua famiglia quando il suo clan viene attaccato da un cacciatore di vampiri.

Per non bruciare con la luce del giorno Rudolph si rifugia in un hotel dove fa amicizia con il suo coetaneo, l’umano Tony, che adora i vampiri e diventa subito suo amico. Tony aiuterà Rudolph a salvare la sua famiglia e a fermare il temibile cacciatore di vampiri.

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Il film è molto curato con diverse costruzioni interessanti degli ambienti circostanti e dei personaggi. Notevoli sono anche le musiche che accompagnano bene le immagini ed enfatizzano con grande maestria le scene più significative tanto che sembrano sprecate in un film di tale bacino di pubblico. Anche la morale di fondo è consona al target: nonostante le diversità tra le persone un’amicizia (o un amore) può nascere e crescere facendo leva su caratteri dissimili. Ma dopo la visione si insedia in noi una malinconia perché in tutto il film viene a mancare qualcosa che nell’opera originale è ben presente: la classe.

Spieghiamoci meglio. Nei romanzi della Sommer-Bodemburg era intrinseca una componente fiabesca che in questo film manca; esso risulta semplicemente un buon film creato per guadagnare intrattenendo i bambini appassionati del genere. La scrittrice tedesca riuscì nel creare dei personaggi complessi, seppur relegati ad un pubblico molto giovane (questo forse è il più grande pregio), che sapevano catturare i lettori perché molto simili agli “umani” che vediamo tutti i giorni con i loro pregi e difetti. In questo film sembra mancare quella timidezza nel rappresentare le storie, quella guida che introduce alla narrazione. I fatti ci vengono mostrati subito, speso senza un filo logico, in maniera baldanzosa in un contesto dove forse non è necessario. Con questo non puntiamo alla rappresentazione di un “film  di formazione”, ma speravamo d’imbatterci in un film ben curato come lo erano i romanzi da cui è tratto. Peccato perché la cura nei disegni è fuori discussione, ma la diversa trascrizione narrativa è difficile da ignorare come risulta evidente la componente americana nello sviluppo della sceneggiatura; probabilmente perché il film sarà distribuito con forza nei paesi a stelle e strisce. Questa situazione intacca quel bacino di tradizione europea cui ambiscono i romanzi  provocando una snaturalizzazione del racconto stesso, che finisce per trasformare il tutto nell’ennesimo racconto sui vampiri, dove il cattivo per eccellenza è sempre, e solo, l’uomo.

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