The Handmaid’s Tale – il futuro distopico secondo Hulu

di Giulia Russo

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The Handmaid’s Tale è una serie tv tratta dal romanzo distopico di Margaret Atwood – in italiano “Il racconto dell’Ancella”. E’ ambientata in un futuro in cui un regime totalitario e teocratico prende il sopravvento su un’America inquinata e sterile. Le donne vengono giudicate dalla loro capacità riproduttiva e divise in categorie.

Sono dette ancelle le donne destinate a concepire bambini, condannate a dividere la casa dei potenti capi del nuovo stato di Gilead e delle loro mogli, subendo periodici abusi sessuali da parte di comandanti spesso sterili mentre le loro mogli partecipano tenendo fermi i polsi delle ancelle. La storia segue la vita di Offred (DiFred, dal nome del comandante con cui vive) che da lavoratrice, madre e moglie si ritrova a cercare di sopravvivere nella speranza di ritrovare la figlia ed il marito da cui è stata separata.

Il primo episodio ha vinto 3 premi Emmy: migliore regia, migliore sceneggiatura e migliore fotografia.  Nonostante i riconoscimenti risulta essere il capitolo più lento, a tratti pesante.  Un peccato che non siano stati premiati i costumi – l’uso dei colori nella comunicazione del ceto sociale è perfetto. Un’altra nota positiva è la colonna sonora, contaminata da brani come  “Feeling Good” di Nina Simone o “Don’t you” dei Simple Minds.  Il plauso più sentito è per il cast. Elisabeth Moss, la Peggy Olson di Mad Man, riesce a esprimere la sofferenza della protagonista semplicemente con lo sguardo. Alexis Bledel – parliamo di Rory Gilmore di “Una mamma per amica” – è l’eccellente ritratto di un’anima spezzata che si ritrova in una società che la reprime e punisce sia come ex insegnante universitaria che come madre e moglie omosessuale.

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Sono i temi affrontati  a rendere questa serie, così come il romanzo, un vero gioiello. Come dichiarato da Margaret Atwood  trent’anni fa, niente di quello che vediamo non è già successo in qualche parte del mondo in qualche epoca storica. E’ questa consapevolezza che rende la serie terrorizzante. Alle ancelle viene tolto il lavoro, il diritto alla proprietà, la libertà ed il nome di battesimo per renderle schiave fisicamente e mentalmente. Uomini e donne provano a manifestare ma dopo un iniziale blocco la polizia di regime spara sulla folla fino a sedare nel sangue il tentativo di ribellione. Al giorno d’oggi le donne organizzano manifestazioni come la Women’s March –  tenutasi dopo l’insediamento di Trump – per promuovere i diritti delle donne, degli omosessuali e per responsabilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento. La possibilità di protestare non ci è stata tolta ma è il confine tra scelte di governo e repressione a cui dobbiamo stare attenti.

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Da metà stagione si inizia a parlare di una speranza di ribellione che si fa man mano più reale con il “MayDay”, il gruppo di resistenza che cerca di opporsi al regime di Gilead.  A cambiare la mentalità della protagonista ci penserà la quarta puntata, intitolata “Nolite te bastardes carborundorum”. Questo quasi latinismo è traducibile come “Non lasciare che i bastardi ti schiaccino”, una frase ricorrente anche nel libro, che viene ricordata come monito a non abbassare mai la testa.

In attesa della seconda stagione, che potrebbe uscire già a metà 2018, godetevi la prima parte di una storia che ci ricorda che le ombre del passato possono sempre tornare.

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