La lunga vittoriosa battaglia femminista di Billie Jean King

di Gianluca Sforza

battaglia dei sessi.jpg

La battaglia dei sessi, il titolo della pellicola con protagonista Emma Stone in uscita nei cinema italiani il 19 ottobre, fu un evento mediatico di grande importanza negli U.S.A. nei primi anni 70; infatti appassionò milioni di persone e cambiò per sempre una visione del mondo.  A cosa ci riferiamo precisamente?

Niente di meno che ad una partita di tennis,  giocata dalla campionessa  Billie Jean King (interpretata appunto dalla bravissima Stone) e l’ex campione Bobby Riggs, ultracinquantenne tanto simpatico e umano nei suoi vizi (il gioco, le scommesse) quanto decisamente retrogrado per i suoi pregiudizi nei confronti delle donne, per lui buone solo in camera da letto e in cucina; una partita organizzata dallo stesso Riggs con il beneplacito di ex campioni maschilisti come lui solo per dimostrare l’inferiorità sportiva delle tenniste professioniste nei confronti degli uomini, anche se ormai a fine carriera.

battaglia dei sessi2.jpg

Certo, oggi potrebbe sembrare un film di fantascienza, se pensiamo a quante conquiste hanno ottenuto le femministe con il passare degli anni (almeno nelle nazioni occidentali), ma alcune di queste  sono state rese possibili anche grazie a sportive come la King, il cui obiettivo tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 fu quello di permettere alle donne di avere inizialmente premi più alti per le tenniste e in seguito lo stesso montepremi degli uomini nei tornei di tennis, in un periodo in cui il tennis femminile faceva, in America e non, da semplice corredo di quello maschile. Il film diretto dalla coppia di registi Jonathan Dayton e Valerie Faris scorre senza particolari pecche e sorprese fino alla bellissima partita finale, mostrandoci anche l’altra battaglia più personale di Bilie Jean King, quella dell’amore omosessuale che lei prova per la sua parrucchiera (nel film, la sua segretaria nella realtà); un amore vissuto il più possibile in segreto, anche se poi finiscono per accorgersene tutti i suoi amici e soprattutto il marito, che per amore della moglie accetta l’umiliazione del tradimento restandole comunque vicino. Solo anni più tardi La King ammetterà la sua omosessualità ponendo fine al suo matrimonio ma restando comunque in ottimi rapporti con il suo ex marito, ma anche in questo caso il suo outing farà da apripista a tutta una serie di atleti, che solo negli ultimi anni non hanno più dovuto vergognarsi del loro orientamento sessuale.

Come dicevamo la Stone ci è sembrata convincente nel ruolo della King, ma anche l’attore Steve Carrell non è stato da meno nel dipingere un personaggio con molti chiaroscuri (ossia Bobby Riggs), che pur con tutta la grettezza machista nel millantare una superiorità fisica schiacciante degli uomini nei confronti delle donne tanto da riuscire a sconfiggere facilmente una campionessa australiana ancora in attività (in quella che oggi viene ricordata come la prima battaglia dei sessi) prima di sfidare la King, combatte a suo modo e con convinzione una sua battaglia culturale retrograda, ma pur sempre sincera.  Alla fine la sua hybris verrà punita, ma la lezione (di tennis e di vita) gli farà riconquistare l’amore della ex moglie che lo accetta per quello che è (non rinuncerà mai né alle scommesse né alle sue idee).

battaglia dei sessi3.jpg

Le considerazioni tecniche da fare sono poche; i registi hanno ricostruito il mondo del tennis degli anni 70 con sobrietà e sincerità, supportati da un cast di attori che fanno con sapienza la loro parte . La ricostruzione della partita, fatta mescolando immagini di repertorio a  finzione scenica, è naturalmente la parte più riuscita della pellicola.  La frase simbolo del film è quella dello stilista omosessuale amico di Billie Jean che le sussurra alla fine della partita vittoriosa che, come lei è riuscita a far superare i pregiudizi sulle donne, un giorno si riuscirà a superare anche il pregiudizio sull’amore alludendo alla loro comune omosessualità all’epoca ancora non tollerata.

Rispondi