Make Television Gay Again

di Emanuele Rauco

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La televisione gratuita (o generalista che dir si voglia) è morente, sopraffatta prima dalle reti via cavo e ora dalle piattaforme on demand come Netflix, Amazon o Hulu che ha prodotto la serie più acclamata dell’anno, The Handmaid’s Tale.

Il principale segno di questa agonia è il revival di prodotti di 10/20 anni fa, ossia dell’età dell’oro della televisione contemporanea, che tornano cercando di trovare un posto nei palinsesti, con risultati spesso discutibili (X-Files) ma a volte folgoranti (Twin Peaks – Il ritorno).

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Will & Grace torna dopo 11 anni di assenza e subito nella prima scena con tre battute colma quegli 11 anni riprendendo di un colpo il legame col suo pubblico: sempre loro 4, Will, Grace, Jack e Karen a parlare e bisticciare di amore, sesso e omosessualità, lavoro e amenità varie. David Kohan e Mutchnick, creatori della serie e sceneggiatori di questo comeback, non puntano a riflettere sul tempo che è passato, sull’età e moralismi vari ma si concentrano sugli elementi che hanno sancito il successo della serie: ossia ritmo alto dei dialoghi, battute da commedia teatrale e perfetta alchimia degli attori, grazie anche alla regia di James Burrows, uno dei maggiori registi di sit-comedy americani.

Ma se il tempo che passa è ignorato nelle battute (eccezion fatta per gli smartphone e le applicazioni) non è assolutamente ignorati dagli autori che sanno che quel decennio e più in termini televisivi può pesare come un macigno e allora cercano di dare un nuovo senso cercando la satira politica con battute su Trump e la nuova direzione politica USA, utilizzando la tendenza un po’ come specchietto per le allodole un po’ per non perdere il treno dell’attualità (bella l’immagine che chiude la première, un cappellino sulla sedia di Trump con su scritto “Make America Gay Again” parafrasando il suo motto elettorale).

img_6681 (1)Ma appunto, è un travestimento che dura il tempo della prima puntata, perché Will & Grace torna presto alla sua dimensione di sitcom tipica, di alto livello professionale e divertimento garantito. Ma quella che è la sua forza, ovvero il non essere cambiato o declinato rispetto a come lo avevamo lasciato, testimonia anche che il suo ruolo nella tv contemporaneo è ormai marginale e fuori tempo massimo. Venti minuti settimanale di risate e perfetti tempi comici non hanno mai fatto male a nessuno, ma le rughe e la vecchiaia, nonostante tutto, si vedono chiare a guardare bene sotto la patina.

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